Riforma pensioni: il Covid blocca tutto, nuovo contributo di solidarietà e ritorno alla Fornero?

Riforma pensioni: il Covid blocca tutto, nuovo contributo di solidarietà e ritorno alla Fornero?

Il capitolo pensioni è diventato di secondo piano rispetto all’emergenza sanitaria, e sarà così anche nel 2021.

Il 2020 sta volgendo al termine e sta per entrare il 2021. L’anno che sta per terminare passerà alla storia per la terribile emergenza sanitaria dovuta al Covid mentre il 2021 è un anno pieno di aspettative su più campi. E tra questi anche il capitolo previdenziale. La materia pensioni era stata oggetto di diversi incontri tra governo e sindacati, poi tutto fermo e sacrificato all’emergenza sanitaria.

Una cosa certa è che il 2022 segnerà numerose novità in materia previdenziale e ad oggi tutte negative. Chiusura quota 100, scadenza dei Ape sociale e Opzione donna tra l’altro, due misure appena rinnovate. Tra scaloni e inasprimenti dei requisiti, nel 2022 le cose potrebbero addirittura peggiorare con il ritorno alla legge Fornero. Una analisi oggettiva della situazione non può che giungere a un ritorno in pieno alla legge Fornero.

Scalone quota 100 e misure alternative

Si è fatto un gran parlare di ciò che accadrà nel 2022 a quota 100 cessata. Tra gli ultimi beneficiari di quota 100 ed i primi esclusi, potrebbero passare 5 anni, perché in assenza di interventi, dai 62 anni si tornerebbe a 67, cioè all’età prevista per l’uscita di vecchiaia con le regole Fornero, tra l’altro, età che pure nel 2021 devono centrare quelli che non raggiungono i 38 anni di contribuzione richiesti da quota 100.

Prima del terremoto Covid, si era ipotizzato un ritocco alla quota 100, magari con un inasprimento. Era la quota 102 la via che pareva quella intrapresa. Da 62 a 64 anni con 38 di contributi. Una strada che riduceva da 5 a 2 anni lo scalone. Una via a cui i sindacati si sono subito detti contrari.

Tutto alquanto difficile

Quota 41 per tutti, questa la misura che da più parti viene indicata come la panacea di tutti i mali del sistema previdenziale italiano. Ma è una misura davvero costosa da introdurre, perché sarebbe davvero l’unica misura che si potrebbe considerare riformatrice.

Si permetterebbe l’uscita indipendentemente da limiti di età, una volta completati i 41 anni di contributi versati. Una nuova pensione anticipata, perché verrebbero cancellate le attuali uscite a 42,10 e 41,10. Con la grave crisi economica di questo tempi, difficile immaginare che si possa portare a termine questo ambizioso progetto.

Penalizzazioni e contributo di solidarietà

Il contributo di solidarietà, mesi fa lo propose pure la Fornero, o meglio lo ripropose. Per permettere di fare cassa, di sostenere una spesa previdenziale per la riforma, insostenibile o quasi, le pensioni più elevate dovranno contribuire con un contributo di solidarietà, un taglio temporaneo. Questo è il contributo di solidarietà di cui puntualmente ogni volta si parla.

Anche le eventuali novità pensionistiche potrebbero partire da taglio di assegno a fronte di un anticipo di pensione. È il sunto di una vecchia proposta di Cesare Damiano, con una riduzione percentuale dell’assegno di pensione in base agli anni di anticipo in uscita.

Anche l’INPS ha proposto una versione di riforma, a partire dai 62 anni con almeno 20 di contributi. Pensioni penalizzate nell’immediato da un calcolo interamente contributivo dell’assegno per poi a 67 anni tornare ad essere calcolato anche con la relativa quota retributiva.

Tutte misure ipotetiche al momento, con in tavolo di trattativa che inevitabilmente ha subito ritardi per via delle sopraggiunte urgenze del governo in materia sanitaria. Urgenze che probabilmente non termineranno a stretto giro e quindi, che torni in pieno la legge Fornero dal 2022 non è certo esercizio di fantasia.