Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Ammortizzatori sociali

Riforma pensioni, domani il primo incontro tra MdL e sindacati: ecco cosa chiedono i lavoratori

Sulle pensioni c’è attesa per la ripartenza del confronto tra governo e piattaforma sindacale (Cgil, Cisl e Uil). Tra gli obiettivi la flessibilità dai 62 anni, ma i lavoratori chiedono che non ci siano vincoli e ricalcoli.

Sulle pensioni flessibili riprenderà nella giornata di domani il confronto tra governo e sindacati, al fine di prorogare le misure sperimentali in scadenza entro il termine dell’anno e di avviare a partire dal 2022 una rivisitazione complessiva del sistema pensata per superare la rigidità della legge Fornero. D’altra parte, sul punto le parti sociali lavorano ormai da tempo, con incontri periodici che di fatto si sono interrotti solo per via della crisi dovuta al Coronavirus.

Al fine di comprendere quali sono le esigenze dei lavoratori abbiamo quindi avviato un nuovo sondaggio all’interno della pagina Facebook “Riforma pensioni e lavoro”, con il quale abbiamo avuto un confronto diretto raccogliendo opinioni e desiderata.

Riforma pensioni: la richiesta di più flessibilità a partire dai 62 anni

Al di là della necessità di prorogare l’APE sociale e l’opzione donna, tra i commenti di coloro che hanno risposto al sondaggio c’è una generalizzata richiesta di poter ottenere la pensione a partire dai 62 anni di età o con almeno 41 anni di versamenti. Enrico spiega ad esempio che sarebbe giusto garantire più opzioni.

“Direi che chi ha 41 anni di contributi deve avere il diritto di andare in pensione senza alcuna penalizzazione, a prescindere dalla età; e poi a 62 anni si dovrebbe poter andare con i contributi maturati”. Andrea chiede invece “una quota 100 per tutti senza paletti”, mentre Chiara chiede semplicemente di lasciare che le persone vadano in pensione “in base ai contributi versati e non all’età, perché per gente che lavora da 36 anni come me diventa un miraggio la pensione”.

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Le nuove pensioni e le richieste di riconoscimento del lavoro di cura

Sulla necessità di garantire maggiore flessibilità previdenziale sono arrivati moltissimi commenti anche in relazione alla presenza del gender gap e alla necessità di garantire il riconoscimento del lavoro di cura in favore delle donne. Rosaria ricorda che per le donne “soprattutto a 62 anni e con 20 anni di contributi sarebbe pure giusto, visto che si sono occupate anche della famiglia”.

Rosalba chiede la quota 41 per tutti e ricorda che “alle donne deve essere riconosciuto il lavoro di cura e quindi si deve poter andare in pensione coi 40 anni di contributi senza vincoli di età per nessuno. Poi, adottare maggiore flessibilità per coloro che non riescono a raggiungere questi anni di versamenti. Per loro, serve adottare il sistema dell’Ape social con minimo 20-25 di contributi a partire dai 60 /61 anni”.

Infine, Patrizia chiede di tenere conto “delle persone over 60 che hanno perso il lavoro non potendo più lavorare per ovvie ragioni e che si trovano a essere nullatenenti, senza impiego e costrette ad aspettare la pensione di vecchiaia! Quindi serve una scelta dai 60 a massimo 63 anni, per garantire la pensione con i contributi versati”.

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