Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione - INPS

Riforma pensioni: aumento assegni, opzione donna e Ape sociale estesi

Nuovo incontro tra governo e sindacati, i temi caldi restano molti

Da martedì 8 settembre, i sindacati e il governo riaprono il tavolo della trattativa per la riforma delle pensioni. Martedì primo incontro presso il Ministero del Lavoro e via alle trattative per valutare se e quali cambiamenti si potranno apportare al sistema pensionistico italiano. Restano tantissimi i temi caldi da discutere per la nuova riforma pensioni che se riceverà i natali, lo farà con la ormai imminente legge di Bilancio (in genere esce ad ottobre).

Le ultime indiscrezioni che anticipano i contenuti del primo summit di martedì prossimo parlano ancora di aumento degli assegni, proroghe e miglioramenti delle misure già attive come Opzione donna e Ape sociale e poco altro. L’operazione riforma è complicata, con la grave crisi economica e con l’Europa a monitorare tutto.

Addio quota 100, restano però Ape sociale e opzione donna

Si torna a parlare di riforma e si torna alla piattaforma di trattativa tra parti sociali e governo. E si torna a parlare di cancellazione della quota 100, la tanto discussa e odiata misura voluta da Lega e Movimento 5 Stelle. La più fattibile tra le ipotesi di cui si parla nelle anticipazioni è la proroga di due misure nate con gli ultimi esecutivi PD, cioè opzione donna e Ape sociale. Sono due misure non strutturali che vanno in scadenza a fine 2020. Ma si discuterà su una loro proroga e forse un rafforzamento di entrambe le misure.

Tra i punti più importanti su cui si concentrerà la discussione tra le parti sedute al tavolo, si potrebbe verificare il tentativo di una uscita della formula previdenziale della Quota 100. Soprattutto perché dal 2022 la misura cesserà di esistere, lasciando un vuoto sotto forma di scalone di 5 anni, pericolo da evitare. E poi c’è la UE, che per via del Recovery Fund amplierà rigidità e controlli sull’operato del nostro governo, riforma pensioni compresa.

Proroga Opzione Donna e Ape sociale, con novità

Opzione donna fu introdotta per la prima volta dalla Legge Maroni nel 2004, e poi più volte confermata dai vari governi PD e anche dai governi Conte. Questa misura consente alle lavoratrici italiane dei settori sia pubblico che privato di richiedere la pensione anticipata, attraverso un assegno calcolato esclusivamente sulla base dell’età contributiva.
Anticipo netto rispetto alle altre prestazione non, con età di uscita fissata a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome.

E come contribuzione, il tetto è fissato a 35 anni. Nel caso di proroga di opzione donna, si permetterà alle lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1962 (31 dicembre 1961 se autonome), che completano almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2020, di accedere alla pensione anticipata. La novità è che potrebbero essere inserite nel meccanismo anche le lavoratrici in part-time verticale.

E potrebbe esserci la proroga pure dell’Anticipo pensionistico sociale. L’Ape Social, è misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 e successivamente prorogata con la Legge di Bilancio 2018. Lo strumento consente a disoccupati, invalidi, lavori gravosi e caregivers, di andare in pensione a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi versati.

E nella proroga della misura, si potrebbe valutare l’allargamento della platea dei beneficiari, magari ampliando le attività considerate gravose o riducendo le tante condizionalità che la misura prevede (3 mesi dalla ultima Naspi percepita per esempio, per i disoccupati). E tra le novità potrebbe fare capolino di nuovo il tentativo di aumento degli importi degli assegni previdenziali, soprattutto quelli più bassi, con estensione delle quattordicesime e taglio delle imposte come l’IRPEF.