Riforma pensioni: anticipo di pensione nel 2022, a confermarlo l’Inps

E se anche l’Inps apre all’anticipo, vuol dire che i tempi sono maturi per concedere anticipi pensionistici.

Ok alle pensioni anticipate come risposta alla chiusura di quota 100, ma senza gravare sui conti pubblici. Questa l’unica via che chi lavora alla riforma, sembra orientato a prendere. Anche l’Inps è d’accordo e questo è tremendamente importante per chi oggi è in ansia per ciò che potrebbe accadere in futuro, cioè i lavoratori.

Pensione a 64 anni e riforma pensioni, la via è percorribile

Una via che sulla carta sembra percorribile è la pensione a 64 anni.
Una misura che a prima vista sembra vessatoria rispetto a quota 100 e i suoi 62 anni di età, ma solo sulla carta. Questo credono all’Inps, alla Corte dei Conti e questo è il pensiero dei tecnici.

Un pensiero avvalorato dai dati del triennio di sperimentazione di quota 100. Lo sapete che sono pochi i lavoratori usciti con quota 100 a 62 anni? Si, infatti l’uscita media, che rappresenta in effetti, ciò che i lavoratori hanno voluto fare, è stata a 64 anni.

Pensione a 64 anni, come, nella riforma 2022?

Pensione in anticipo per i nati fino al 1959, ok dall’Inps, così titolavamo qualche giorno fa richiamando a delle dichiarazioni di Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps. A dimostrazione che anche l’Istituto previdenziale ha dato l’assenso a sostituire quota 100 con una misura simile alla anticipata contributiva di oggi.

Infatti già oggi si può lasciare il lavoro a 64 anni, ma solo da contributivi puri. Oggi escono a 64 anni con 20 di contributi i lavoratori privi di anzianità al 31 dicembre 1995. Ma occorre una pensione pari a circa 1.288 euro al mese, cioè pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

E si pensa ad estendere la misura a tutti, anche a chi ha iniziato a lavorare prima dei 1996. Unico vincolo, sarebbe il ricalcolo contributivo della pensione, piuttosto penalizzante. Uno scotto inevitabile in qualsiasi sistema contributivo, e soprattutto, in un sistema flessibile.

Alternative? Una pensione in due quote

Vi sarebbero pure soluzioni che permetterebbero di lasciare inalterata l’età pensionabile a 62 anni, o al massimo, di issarla a 63 anni. Niente a che vedere con la richiesta dei sindacati che propendono verso una misura flessibile a 62 anni con 20 di contributi.

Anche da osservatori esterni, una misura del genere non può essere considerata flessibile in quanto priva di penalizzazioni diventerebbe la scelta quasi totalitaria di chi punta alla pensione. Chi sarebbe il folle che resta al lavoro fino a 67 anni se a parità di condizioni (più o meno), può farlo 62 anni?

La versione proposta niente di meno che dal presidente Inps Tridico, sarebbe una uscita con penalità temporanea. Infatti i lavoratori potrebbero subire già a 62 anni di età, ottenendo però una pensione calcolata con il sistema contributivo.

Un vero salasso, che però i lavoratori dovrebbero subire solo per l’anticipo, ovvero fino al compimento dei 67 anni di età. Infatti sarebbe a 67 anni che i lavoratori otterrebbero la pensione effettivamente spettante, con anche la quota retributiva inserita.