Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Quota 100

26
Feb 2020

Riforma pensioni, Tridico (Inps): ‘bisogna superare l’età di pensionamento uguale per tutti’

Le ultime novità sulle pensioni vedono arrivare nuove dichiarazioni da parte del Presidente Inps in merito alla sostenibilità della spesa previdenziale, alla flessibilità in uscita dal lavoro e al pilastro integrativo.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 26 febbraio 2020 vedono emergere nuove dichiarazioni sulla flessibilità previdenziale da parte del Presidente Inps Pasquale Tridico durante un intervento tenutosi davanti alla Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali. In tale occasione si è parlato anche di sostenibilità della previdenza pubblica e di pensioni integrative. Non si è fatta però attendere, su quest’ultimo punto, una pronta replica da parte dei sindacati.

Tridico (Inps) e la conferma della sostenibilità della spesa previdenziale italiana

Il Presidente dell’Inps è intervenuto davanti alla Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali nella tarda mattina di ieri rilasciando alcune importanti dichiarazioni rispetto alla tenuta del nostro sistema previdenziale. In particolare, secondo Pasquale Tridico la spesa per il settore al netto dell’Irpef trattenuta ai pensionati e dei costi riconducibili all’assistenza è di circa l’8% del Pil.

Una misura che risulta quindi sostenibile, al contrario di quanto si potrebbe pensare riferendosi al dato grezzo. Per questo motivo, l’economista suggerisce di tenere conto del fatto che “il sistema pensionistico italiano contributivo è sostenibile” mentre “sulla parte che grava sulla fiscalità generale la decisione è politica”. Rispetto alla flessibilità previdenziale, si chiede poi di riconoscere “un’età di riferimento per l’uscita verso la pensione con riduzioni per le lavoratrici madri e per chi ha fatto lavori gravosi e usuranti”, mentre con il sistema contributivo puro la necessità di maggiore flessibilità è da considerarsi come “un atto dovuto”.

In tal senso, il Presidente dell’Inps chiede di “superare l’età di pensionamento uguale per tutti i lavoratori”, garantendo comunque un’età minima di uscita. Infine, rispetto alla previdenza complementare Tridico ricorda la proposta di “creare un’alternativa in più” aprendo una gestione complementare pubblica, così da entrare in concorrenza con i fondi integrativi privati.

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Proietti (Uil) contrario all’avvio di un fondo pensione pubblico

Dal Segretario Confederale della Uil Domenico Proietti arriva una nuova presa di posizione in merito alle ultime ipotesi di riforma del settore previdenziale ed in particolare rispetto alla possibilità che si avvii un fondo pensione pubblico. “L’idea di costituire un Fondo Pensione integrativo pubblico che il Presidente dell’INPS continua a proporre è profondamente sbagliata” ha spiegato il sindacalista, replicando alle dichiarazioni rilasciate recentemente dal Presidente Inps al riguardo.

“Nessuna delle motivazioni adottate da Tridico per la creazione di questo Fondo risponde ad esigenze reali, come gli abbiamo illustrato anche in un recente incontro con il Governo. In Italia esiste già un modello di fondi pensione libero, plurale e concorrente che ha dato ottima prova di sé in questi decenni e che viene studiato da tutto l’Occidente per la sua trasparenza, efficienza ed efficacia”, ha quindi proseguito Proietti all’interno di una nota rilasciata sul portale della Uil.

In conclusione, “questo modello va tutelato e implementato nelle adesioni attraverso un nuovo semestre di adesione informata da parte dei lavoratori. A questo punto è necessario che il Governo dica una parola chiara su questo tema, al fine di evitare disorientamento e indeterminatezza, che non giova alla funzionalità della Previdenza Complementare italiana”.

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Brambilla (Itinerari Previdenziali): “quota 100 molto limitata, reintroduce il divieto di cumulo”

Sul tema della flessibilità previdenziale è tornato ad intervenire anche il Prof. Alberto Brambilla attraverso un lungo editoriale pubblicato nel sito “Pensioni per tutti”. All’interno l’esperto di previdenza ha ricordato i limiti degli interventi di flessibilizzazione che si sono susseguiti dopo la riforma Fornero, arrivando quindi alla quota 100. “Un provvedimento che, pur avendo il merito di portare flessibilità lì dove non c’è, non è esente da pecche”.

Il riferimento va alla scadenza triennale della sperimentazione, ma anche alla reintroduzione del divieto di cumulo e all’incapacità dell’opzione di andare incontro a chi vive specifiche situazioni di disagio dovute alle mansioni lavorative o a situazioni fisiche e familiari. Al contrario, molti degli aderenti “avrebbero potuto continuare a lavorare, con buona pace del sistema”.

Serve quindi un cambio di passo trovando un accordo tra politica e sindacati, intervenendo sui contributivi puri, sul blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita e sull’utilizzo dei fondi esuberi in favore dei lavoratori, conclude Brambilla.