Riforma pensioni: Quota 41 per tutti con proporzione coefficiente a 67 e 63 anni

Continuano a emergere indiscrezioni sulla riforma delle pe suono con quota 41per tutti.

Ed alla fine non è detto che la quota 41 per tutti non vada in porto. Non fosse altro perché si tratta di una misura che troverebbe i favori dei sindacati, questo potrebbe già bastare dal momento che anche da fonti vicine al dossier pensioni, se ne parla da tempo.

E a dare manforte alla teoria che vuole quota 41 dopo quota 100, non si può non considerare che per esempio, in seno al governo c’è una forza politica, la Lega, a cui la misura non dispiacerebbe, anzi.

Quota 41 per tutti, forse ci siamo

Trovare una intesa per la riforma delle pensioni è difficile e sicuramente adesso che si riaprirà il tavolo delle trattative tra governo e sindacati, potrebbero riemergere le differenze tra le parti che non sono irrisorie. Una misura però potrebbe far trovare la sintesi a quella che si preannuncia una autentica battaglia su un campo minato come quello delle pensioni.

Parliamo di quota 41 per tutti. La riforma si deve fare, questo ormai sembra scontato e riconosciuto da tutti, anche perché con la dipartita prevista di quota 100, a partire dal 1° gennaio 2022, scomparirà un canale di uscita anticipata e farà capolino il rischio dello scalone di 5 anni. E se tra le misure future ci fosse anche una nuova pensione anticipata, cioè quota 41, le parti potrebbero trovarsi in linea di pensiero.

Come funzionerebbe la quota 41 per tutti

È naturale che ci siano divergenze di idee e pensieri dal momento che i sindacati non hanno altro a cui pensare se non a rispondere alla esigenze dei lavoratori che vogliono misure pensionistiche più favorevoli di quelle che si avrebbero nel 2022 senza la quota 100, e magari misure di pensionamento flessibile come un sistema contributivo dovrebbe prevedere.

Il governo invece deve fare i calcoli sulla spesa pubblica, sul costo delle misure e deve assecondare le linee guida dettate da Bruxelles, mai come adesso importanti perché ci sono tanti soldi in ballo provenienti da Recovery Plan e da usare del PNRR, il famoso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo Draghi.

Quota 41 resta ancora l’ipotesi più apprezzata dalle parti sociali. La misura consentirebbe il pensionamento una volta raggiunti i 41 anni di contributi, a prescindere dal soggetto richiedente, dal lavoro svolto o da qualsiasi altro fattore. Una vera e propria nuova pensione anticipata.

Ma si tratterebbe di fatto proprio di una nuova pensione anticipata che manderebbe in soffitta le attuali misure che prevedono la pensione anticipata senza limiti di età con 42,10 anni di contributi per i maschi e 41,10 per le donne. Per questo si pensa a interventi interni alla misura, nascosti con la definizione di flessibilità, ma che sarebbero tagli di assegno per i lavoratori che opteranno per l’uscita con quota 41.

Su questo le distanze tra le parti sono evidenti, dal momento che qualsiasi misura che imponga ricalcoli contributivi delle pensioni non sembrano trovare l’adesione dei sindacati e quindi di chi in pensione ci deve andare, ovvero i lavoratori.

Resta il fatto che così come si parla con insistenza di questa ipotetica quota 41 per tutti, si parla anche di ricalcoli degli assegni, con struttura basata su una specie di calcolo proporzionale tra coefficiente usato per le uscite all’età pensionabile classica di 67 anni e coefficiente di uscita per le anticipate a 63 anni. Calcoli che per chi ha parecchi anni di versamenti nel sistema retributivo, significano penalizzazioni profonde di assegno.