Autore: B.A

31
Dic

Riforma pensioni 2020: Legge di Bilancio da ieri in Gazzetta, ecco le novità

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la manovra è in vigore con tutte le novità previdenziali che essa contiene.

La Legge di Bilancio ha completato l’iter con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di ieri 30 dicembre. Il testo della legge contiene un pacchetto pensioni, anche se più che di novità, si può parlare di conferma per la struttura previdenziale del nostro sistema. Le novità dovrebbero arrivare nel corso del 2020, o meglio, se ne dovrebbe iniziare a parlare l’anno nuovo. Infatti sembra ormai certo che il governo, presto, avvierà i tavoli di discussione con i sindacati. Al Cnel è stata già creata una task force con all’interno esperti previdenziali quali Damiano e Brambilla, con il compito di iniziare a verificare le possibilità di riforma. Altrettanto presto, potrebbe essere predisposta una commissione ad hoc che deve valutare alcune categorie di lavoro da tutelare in termini di anticipo della pensione. Il cantiere pensioni quindi, è sempre aperto, soprattutto alla luce del fatto che la legge di Bilancio non ha introdotto grosse novità, se si eccettuano alcune proroghe a misure che dovevano scomparire dopo il 2019.

Pensione di vecchiaia 2020

L’età pensionabile è una delle principali caratteristiche della pensione di vecchiaia. La misura previdenziale destinata a chi raggiunge una determinata età ed un determinato numero di anni di contribuzione, resterà intatta anche nel 2020 (e sarà così anche nel 2021). Si va in pensione di vecchiaia con 67 anni di età e con 20 anni di contributi. Dopo l’aumento 2019, quando si passò da 66,7 anni a 67, per il prossimo biennio, dal momento che l’Istat ha comunicato un aumento della speranza di vita a 65 anni, pari a 0,021 decimi di anni, nulla cambierà per i futuri pensionandi. In parole povere, i nati nel 1953 potranno lasciare il lavoro non appena compiuti i 67 anni di età e contestualmente i 20 anni di contributi previdenziali versati. Nel 2021 sarà la volta dei nati nel 1954.

Quota 100 2020, come funziona?

Possiamo definire la legge di Bilancio, come la manovra delle conferme, almeno in campo previdenziale. Quota 100 per esempio, resterà in vigore anche nel prossimo biennio così come è stata varata lo scorso anno. Uscita prevista sempre a partire dai 62 anni di età e sempre con almeno 38 anni di contributi versati. Decorrenza delle pensioni con quota 100, posticipata di 3 mesi per i lavoratori del settore privato e di 6 mesi per i dipendenti statali. Nella scuola, uscita fissata sempre con l’inizio dell’anno scolastico successivo.

Opzione donna, via anche le nate nel 1961

Di proroga in proroga, anche Opzione donna è finita nel calderone della legge di Bilancio. Lo scivolo anticipato riservato alle lavoratrici, viene esteso a quante hanno centrato i requisiti per la misura, entro la fine del 2019. Fino ad oggi la misura era rivolta a lavoratrici che al 31 dicembre 2018, avevano raggiunto almeno 58 anni di età ed almeno 35 anni di contributi. Per le lavoratrici autonome, l’età da centrare era di 59 anni. Con la proroga, potranno lasciare il lavoro quelle che centreranno quegli stessi requisiti entro la fine di quest’anno (il 2019). In pratica, via libera per la pensione con Opzione donna, a lavoratrici dipendenti nate nel 1961, o lavoratrici autonome nate nel 1960. Per tutte, entro la fine del 2019, vanno completati anche i 35 anni di contribuzione previdenziale necessari. Finestra di attesa da 12 mesi e assegno calcolato interamente col contributivo (taglio 25/30% di pensione)sono state confermate per la misura.

Ape sociale 2020, chi può uscire?

Conferma anche per l’Ape sociale, la misura che consente l’anticipo di pensione per invalidi, caregivers, disoccupati e per 15 categorie di lavoro considerate gravose. Ape è l’acronimo di anticipo pensionistico e la misura prevede l’uscita a partire dai 63 anni di età con 30 anni di contributi per i disabili, per chi ha disabili a carico e per i disoccupati. Per i lavori gravosi invece, servono 36 anni di contributi. Per i disabili sia a carico, che come richiedenti la pensione, serve il 74% di riduzione della capacità lavorativa, e deve essere una commissione Asl competente a ratificare questa percentuale di invalidità. L’invalido deve essere soggetto a carico fiscalmente del richiedente la pensione, da non meno di 6 mesi. Per i disoccupati, occorre che da tre mesi, il richiedente la pensione, abbia finito di percepire l’intera Naspi spettante. Per i lavori gravosi invece, l’attività lavorativa logorante, deve essere stata svolta in 6 degli ultimi 7 anni o in 7 degli ultimi 10. Al riguardo occorre ricordare che le 15 attività gravose sono le maestre di asilo, gli infermieri delle sale operatorie (anche ostetriche delle sale parto, i facchini, gli addetti alle pulizie, le badanti (addetti assistenza non autosufficienti in genere), i bracciati agricoli, i lavoratori della siderurgia, i marittimi, i pescatori, gli edili, i netturbini (addetti al trattamento dei rifiuti), i camionisti, i macchinisti dei treni (anche il personale viaggiante), i gruisti ed i conciatori di pelli.