Riforma delle pensioni: sconti in arrivo, chi esce prima

 Riforma delle pensioni: sconti in arrivo, chi esce prima

Un autentico rebus la riforma delle pensioni, con i punti di intervento ormai ben delineati però.

La quota 41 per tutti è poco più che una semplice suggestione. Ed anche la pensione a 62 anni con 20 di contributi è una specie di chimera. Parliamo di alcune delle misure che sono al centro della discussione per risolvere il nodo del dopo quota 100.

Suggestioni, sogni, chimere, chiamatele come volete, ma rifirmare il sistema con misure di questo tipo, che abbassano le soglie di accesso ai pensionamenti, ma gravando in maniera drastica sui conti pubblici tutto sembra tranne che possibile.

Piuttosto occorre guardare a particolari categorie di soggetti, che vanno tutelati ed aiutati a lasciare il lavoro prima, soprattutto alla luce del fatto che come già detto, sparirà quota 100.

Donne, giovani e gravosi, la pensione dal 2022 dovrà guardare a loro

Cosa succede dopo quota 100? Domanda di stretta attualità visto che dal primo gennaio prossimo sparisce la possibilità di uscire a 62 anni con 38 anni di contributi.

La prossima legge di Bilancio avrà il suo pacchetto pensioni, ma visti i tempi ristretti (ad ottobre la presentazione, a dicembre il termine per il suo varo definitivo), aspettarsi scossoni è esercizio azzardato.

Più facile che si guardi a determinate urgenze, come ha ribadito recentemente il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Intervistato da Repubblica infatti, il numero uno dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha dato una specie di linea di indirizzo.

Occorre potenziare misure oggi già attive, allargandole come platea, ma non intaccandone le formule. In buona sostanza occorre confermare l’uscita a 63 ann con l’Ape sociale, estendendo oltre le 15 attività lavorative oggi previste, la possibilità di uscita con 36 anni di contributi per i lavori gravosi.

Le parole di Tridico sono lapalissiane

«La strada da seguire, secondo me, è quella di approfondire gli strumenti che già oggi permettono di lasciare il lavoro a 63 anni come l’Ape sociale», così si è espresso su Repubblica il Presidente dell’Inps che considera meno grave di quanto si dica la fine di quota 100.

«Credo che si debba consentire di anticipare il ritiro dal lavoro, prima dei 67 anni, a coloro che svolgono mansioni gravose, ad esempio chi fa i turni i notte, come già avviene. Va allargato il numero di mansioni gravose», questo il suggerimento di Tridico. E si pensa pure ad un anno di sconto di contribuzione ogni 10 anni di lavoro gravoso svolto.

Altre linee di intervento per donne e intermittenti

Ma oltre ai lavori gravosi, in qualche modo tutelati da Ape Sociale e quota 41 precoci, il sistema prevede disparità e penalizzazioni per altre categorie di contribuenti. Raggiungere i pesanti requisiti per le varie forme di pensionamento anticipato diventa difficile per chi non ha lavori continui.

E i giovani sono quelli più esposti a lavoro intermittente, disoccupazione, precariato e instabilità. Da tempo si parla di pensione di garanzia, ma si guarda soprattutto agli importi, senza considerare le regole di oggi che per chi non ha versamenti effettuati prima del 1996, sono penalizzanti.

I cosiddetti contributivi puri infatti, se non riescono a raggiungere i 20 anni di contribuzione minima o se non raggiungono un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, devono aspettare i 71 anni per andare in pensione. E poi ci sono le donne, alle quali probabilmente sarà confermata per un altro anno opzione donna, ma che probabilmente non basta.

Nella proposta di Pasquale Tridico sulla pensione in due quote, una retributiva e una contributiva, la prima a 62 o 63 anni e la seconda a 67 anni, si guarderebbe alle donne con uno sconto. Infatti si andrebbe a prevedere un anno in meno di contributi o età, per ogni figlio avuto dalle cosiddette madri lavoratrici.