Riforma Pensioni post quota 100: taglio 2% quota retributiva, lo propone Damiano

Riforma Pensioni post quota 100: taglio 2% quota retributiva, lo propone Damiano

Sulla riforma delle pensioni torna a parlare l’ex Ministro Cesare Damiano.

La riforma delle pensioni è in programma per l’anno venturo, almeno così sembra dalle indiscrezioni che trapelano da fonti vicine al dossier pensioni. Che serva un disegno di legge delega o che si utilizzi il pacchetto pensioni della prossima legge di Bilancio (quella 2021 naturalmente), il post quota 100 dovrebbe prevedere una riforma.

E sull’argomento vanno registrate le ultime dichiarazioni di Cesare Damiano, uno che evidentemente di pensioni ne capisce. L’ex Ministro ed ex Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati ha affrontato tutte le tematiche previdenziali del momento, tornando a battere sulle proposte che negli anni sono diventate un cavallo di battaglia. Ecco cosa ha detto parlando con il noto sito di informazione previdenziale «Pensionipertutti.it»

La Fornero non è mai stata cancellata

Gli incontri tra governo e sindacati sono serviti fin qui per mettere le basi a ciò che si intenderà fare per evitare gli strascichi che lascerà in campo la quota 100. C’è da evitare di lasciare sul groppone degli italiani lo scalone di 5 anni. Pure Damiano la pensa così, criticando in qualche modo la quota 100.

Senza una profonda riforma, dal 2022 l’età per uscire dal lavoro passerà da 62 (per chi rientra in quota 100 naturalmente) a 68 anni, che resta l’attuale linea di uscita prevista dalla Riforma Fornero. Il sistema ha bisogno di una riforma e Damiano sul sito Pensionipertutti.it, torna a proporre la sua medicina.

Cosa ha detto Cesare Damiano

Nell’intervista il discorso non poteva che cadere sulle tematiche calde del sistema previdenziale, con un accenno anche ai nuovi fragili, ovvero alle persone che maggiormente stanno pagando lo scotto del Coronavirus e che potrebbero avere bisogno di un aiuto che provenga dalla previdenza. Per questo Damiano parte da un rafforzamento di quelle misure che prevedono uscire flessibili ed agevolate per chi svolge particolari tipologie di attività.

«Si tratta di partire, a nostro avviso, da chi svolge lavori usuranti, gravosi ed esposti al rischio pandemie e dai disoccupati, che rappresentano platee di lavoratori particolarmente fragili. La nostra proposta è quella di allargare la platea dell’APE sociale per garantire a questi lavoratori un’uscita flessibile a partire dai 63 anni, con un numero di anni di contributi compreso tra i 30 e i 36», questo ciò che dice Damiano, puntando tutto su uscite agevolate, ma solo per lavori logoranti e soggetti fragili.

Su quota 100 Damiano non ha parole certo positive, in linea con il suo originario pensiero riguardante la misura.

«Si è trattato di un intervento congiunturale di durata triennale, di una finestra pensionistica piuttosto che di una Quota. Questa misura scade come previsto il 31 dicembre 2021. L’età pensionabile non è mai stata modificata ed è ancora a 67 anni, fatta la debita eccezione per chi potrà applicare la normativa dei lavori usuranti e dell’APE sociale. Ci auguriamo che dal confronto tra Governo e sindacati emerga finalmente una proposta di flessibilità strutturale», queste le parole di Damiano che poi è tornato a proporre alcuni punti cardine della sua vecchia proposta contenuta nel celeberrimo Ddl 857 del 2013. Flessibilità in uscita per i lavoratori che rientrano tra gravosi e usuranti, senza penalità. Per gli altri taglio del 2% per anno di anticipo e sulla quota retributiva della pensione.