Reddito di cittadinanza, modifiche in arrivo: ecco chi rischia di perderlo

Modifiche al reddito di cittadinanza, sono in tanti a richiederle.

La legge di Bilancio potrebbe diventare il contenitore dove inserire le modifiche al reddito di cittadinanza da più parti richieste. Sono moltissime le famiglie e i singoli che beneficiano del sostegno, ad essere adesso, col fiato sospeso perché il loro benefit è in pericolo.

La politica propensa ai correttivi

Modifiche ritenute necessarie da molti anche nella maggioranza del governo Draghi. Infatti il reddito di cittadinanza è forse, uno dei pochi campi dove i due Matteo, Salvini e Renzi, sono d’accordo sul fatto che andrebbe rivisto.

Anzi, se la Lega (come anche Forza Italia), lo vuole stravolgere, Italia Viva lo eliminerebbe volentieri dall’ordinamento. E contrari anche Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia. La cosa nuova in tutto questo scenario, è che il Movimento 5 Stelle pare aprire al cambiamento.

La legge di Bilancio potrebbe incidere sul reddito di cittadinanza con alcuni correttivi

Un ritocco profondo del reddito di cittadinanza potrebbe sopraggiungere con la legge di Bilancio che ad ottobre il governo presenterà. È la manovra finanziaria il contenitore dove potrebbero trovare spazio le prime modifiche al reddito di cittadinanza.

È stato pure creato un Comitato scientifico idoneo alla valutazione del reddito di cittadinanza. Un comitato nato per volontà del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando. E saranno i tecnici presieduti dalla sociologa Chiara Saraceno a rivisitare tutto il reddito di cittadinanza.

Perimetro di intervento la platea dei beneficiari del sussidio. Infatti occorre circoscrivere meglio la platea dei possibili beneficiari. Inoltre serve rendere più favorevole l’aliquota cosiddetta, marginale che serve per convincere i beneficiari a dire si alle proposte di lavoro.

Tra l’altro la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, è l’altro incentivo a mettere mano al reddito di cittadinanza, oltre al pressing della politica.

Il fatto che per la misura, poco ha funzionato la parte relativa alle politiche attive sul lavoro (solo il 15% dei beneficiari ha trovato un lavoro), è ciò che i detrattori sottolineano di continuo. Da una veloce analisi di ciò che gli esponenti politici vorrebbero ritoccare ci sono:

  • Correttivi ai 10 anni di residenza in Italia per il reddito di cittadinanza agli stranieri (troppo lungo come requisito);
  • Aumentare la convenienza ad accettare un lavoro (oggi il sussidio è troppo allettante come importo rispetto ad una normale attività di lavoro);
  • Rendere il sussidio più favorevole alle famiglie numerose rispetto ai singoli;
  • Curare meglio i parametri patrimoniali da non superare per ricevere il benefit.

Correttivi necessari quindi affinché il sussidio sia davvero quello strumento che intercetti le vere povertà. E poi, modifiche che riescano finalmente a dare al sussidio quell’indirizzo di politica attiva sul lavoro di cui oggi è carente.

Perché riuscire a ricollocare al lavoro i soggetti attivabili del nucleo familiare a cui il reddito di cittadinanza è destinato, resta uno dei motivi per cui lo strumento è nato.