Reddito di cittadinanza, la testimonianza di un beneficiario su lavoro nero e navigator

Che sia una misura alquanto discutibile forse lo sanno anche quelli del Movimento 5 Stelle che la difendono, ma ciò che emerge dalla testimonianza di un beneficiario è eloquente.

Il reddito di cittadinanza finisce con l’essere sempre al centro della discussione, politica e da bar. E adesso che il governo pare intenzionato a mettere mano alla misura, correggendo evidenti errori commessi in sede di varo della misura, l’argomento è ancora più caldo.

Durante la trasmissione condotta da Myrta Merlino su La7, cioè «L’Aria che Tira», un beneficiario del reddito di cittadinanza, che è voluto rimanere anonimo, ha messo in luce tutte le incongruenze della misura e ciò che lui fa per sopravvivere nonostante il sussidio sia troppo basso.

Reddito di cittadinanza insufficiente e allora lavoro nero

Durante la trasmissione l’Aria che Tira si è parlato di reddito di cittadinanza, misura che sta finendo ogni giorno sulle prime pagine dei giornali, sia perché sta per essere, probabilmente, corretta, che per via degli innumerevoli casi di truffe e frode che ogni giorno emergono costantemente.

L’intervista a quello che viene chiamato Michele (nome di fantasia e beneficiario del sussidio coperto da mascherina e occhiali neri per restare anonimo), mette in luce più di qualche problematica del sussidio, a partire dalla iniquità dei requisiti necessari per ottenerlo, alla pochezza delle cifre erogate.

E poi si apre allo spaccato dei navigator, i soggetti che secondo la misura, dovevano, dopo essere stati assunti dai Centri per l’Impiego, aiutare i beneficiari del sussidio a trovare lavoro. «Sono disoccupato dal 2009. La casa è di proprietà di mia madre, vivo con lei, con la mia compagna e mio figlio di 9 anni, percepisco 150 euro di reddito di cittadinanza e mia madre ha una pensione di reversibilità di 586 euro al mese», questo ciò che dice Michele, ex Guardia Particolare Giurata da oltre 10 anni disoccupato.

Risulta beneficiario del sussidio dal 2019, precisamente da marzo, ovvero da quando il sussidio è entrato in vigore. Per via della sua situazione familiare e reddituale, non potendosi permettere una casa propria e vivendo con la madre pensionata, percepisce un assegno minimo. E pertanto è costretto a lavorare da fuorilegge. «Non ce la facciamo, così io un paio di volte a settimana vado a lavorare la sera in pizzeria a nero, quei 50 euro giusto per arrotondare la mensilità», questo ciò che dice Michele, che di fatto si auto accusa di lavorare in nero.

Truffe a non finire per il reddito di cittadinanza, ma c’è chi bara perché ne ha bisogno

Per carità, lavorare in nero è illecito, ma se prendiamo a riferimento la storia di Michele, non possiamo certo inserirlo tra i furbetti del reddito di cittadinanza. Per furbetti intendiamo chi, pur non avendo i requisiti per il sussidio, fa di tutto per prenderlo, con documenti falsi e pratiche furbesche.

Non in questo caso, perché la storia di Michele mette in risalto i limiti della misura, con parametri utili a percepirlo ed utili alla misura del sussidio, che sono discutibili. Michele non è un ragazzino, ma ha famiglia e per questioni oggettive vive con la madre formando un nucleo familiare unico.

E secondo la normativa, con 586 euro di reddito della madre (la pensione di reversibilità) e con 150 euro al mese di sussidio, questa famiglia da 4 persone con un minore, dovrebbe poter vivere. Il fatto che lavora in nero è una necessità, e non può essere inserito dentro quelle che vengono dichiarate truffe che stando alle statistiche hanno prodotto un danno da 15 miliardi di euro per le casse dello Stato.

E nemmeno si riesce a trovare un nuovo lavoro a Michele, che così potrebbe rinunciare alla miseria che percepisce con il reddito di cittadinanza e poter diventare autonomo. Infatti anche sui navigator Michele è chiarissimo. "Mai incontrati, non so nemmeno cosa sia un navigator. Io come collocamento sono iscritto alle liste privilegiate perché ho una invalidità del 53%”.