Autore: B.A

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, la scadenza del 30 settembre sarà un disastro, si rischiano ritardi nei rinnovi

A settembre iniziano le scadenze dei primi 18 mesi per i beneficiari del reddito di cittadinanza, e sui rinnovi si rischia il caos

Il reddito di cittadinanza si accinge ad arrivare al primo bivio della sua breve esistenza. Il 27 settembre i beneficiari del sussidio che hanno presentato domanda a marzo 2019, cioè appena la misura fu attivata, riceveranno l’ultimo mese di sussidio.

Molti di loro sono ancora disoccupati, con famiglie numerose, disagiati, senza reddito e nelle medesime condizioni che avevano all’atto della domanda del sussidio. Tutto dimostrato anche dall’Isee, che a livello di validità, resta sempre quello di gennaio 2020, quando gli stessi beneficiari del sussidio hanno dovuto rinnovarlo per continuare a fruire dello strumento di aiuto anche nel 2020.

Ma su cosa succederà dopo l’ultima ricarica, si brancola ancora nel buio. Una situazione tipicamente italiana che mette paura a famiglie che da 18 mesi tirano avanti proprio grazie a questo aiuto e che non sanno per quanto tempo dovranno farne a meno prima di tornare a percepirlo.

Reddito di cittadinanza e rinnovo, la situazione poco chiara

Il reddito di cittadinanza dura 18 mesi ma è rinnovabile per altri 18 mesi. In buona sostanza, dopo la scadenza di settembre, i beneficiari del sussidio potranno richiedere i nuovi 18 mesi. Ma sui rinnovi siamo ancora in alto mare. Tra indiscrezioni e ipotesi, non c’è ancora nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’Inps.

Tutto resta fermo al pacchetto normativo con cui la misura fu varata, quando fu previsto che i beneficiari dell’aiuto, avrebbero dovuto attendere un mese dopo l’ultima ricarica ricevuta, per poter ripresentare domanda. Un mese senza sussidio quindi e poi via, con i nuovi 18 mesi. Ma sarà davvero così?

Ad oggi non è sicuro niente, anzi, sembra che questi soggetti potranno presentare nuova domanda, solo a fine ottobre, cioè esattamente un mese dopo aver ricevuto l’ultima ricarica del primo anno e mezzo di copertura. Ma se si presenta domanda ad ottobre, difficilmente per il 27 novembre questi beneficiari ritorneranno a poter incassare il sussidio. Questione di burocrazia e di struttura delle domande.

Una situazione da risolvere per non lasciare alla fame molte famiglie

Sono 3 percettori ogni 10 che oggi sono nell’elenco dei beneficiari, a trovarsi nella condizione di scadenza di settembre 2020. Il reddito di cittadinanza scadrà il 30 settembre per chi ha iniziato a percepirlo da aprile 2019 e per continuare a ricevere il sussidio per altri 18 mesi bisognerà presentare una nuova domanda ma a distanza di un mese.

Già questa cosa è assurda da un certo punto di vista. Se come detto, l’Isee è lo stesso, se fino a settembre questi soggetti lo hanno percepito, perché non far scattare i rinnovi automaticamente almeno fino a dicembre? Un dubbio lecito, dal momento che poi a gennaio 2021 occorrerà rinnovare l’Isee per certificare la continuità nel possesso dei requisiti che danno diritto al benefit.

«Il Rdc è riconosciuto per il periodo durante il quale il beneficiario si trova nelle condizioni previste all’articolo 2 e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi. Il Rdc può essere rinnovato, previa sospensione dell’erogazione del medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo», questo ciò che dice il cosiddetto decretone, cioè l’atto con cui il governo degli allora Vice Premier Di Maio e Salvini lo varò.

Lo stop del reddito di cittadinanza potrebbe però andare oltre il mese previsto. La nuova domanda da presentare a fine ottobre, dovrà essere redatta e mandata all’Inps come la prima, e inizierà così la trafila di valutazione da parte dell’Istituto Previdenziale.

Solo al termine delle verifiche il sussidio potrà essere erogato entro la fine del mese successivo, cioè entro il 27 novembre. Ma sicuramente arriveranno valanghe di domande di rinnovo, che si accavalleranno con le nuove domande di inserimento tra i beneficiari che ogni mese arrivano all’Inps. Ipotizzare ritardi nel rinnovo non è esercizio azzardato.