Reddito di cittadinanza incassato nel 2019 entra nell’Isee 2021: cosa succede adesso?

Reddito di cittadinanza incassato nel 2019 entra nell'Isee 2021: cosa succede adesso?

Con i primi rinnovi dell’Isee 2021 molti hanno notato il fatto che il valore Isee è salito per colpa del reddito di cittadinanza 2020

Il reddito di cittadinanza non è tassabile perché si tratta di un aiuto a soggetti e famiglie indigenti e pertanto non è un reddito che vale ai fini Irpef. Fin qui nessuna anomalia, poiché questo è quanto è stato prodotto come normativa per quanto riguarda il reddito di cittadinanza fin da quando è nato.

In pratica, percepire il reddito di emergenza non fa reddito e pertanto il soggetto beneficiario così come la sua famiglia, non è tenuto a indicare gli emolumenti Isee nelle eventuali dichiarazioni dei redditi. La cosa particolare però, riguarda il fatto che quanto i beneficiari del reddito di cittadinanza hanno percepito lo scorso anno, cioè nel 2019, oggi compare nel nuovo Isee, quello rinnovato e valido fino al 31 dicembre 2021.E sarà così anche con l’Isee 2022, quando invece, sarà il reddito di cittadinanza incassato nel 2020 a entrare nella Dsu 2022.

Quali rischi correranno i beneficiari del reddito di cittadinanza per via di questa situazione? Perderanno il sussidio o se lo vedranno ridurre? Vediamo di approfondire il tutto, anche se al riguardo probabilmente e inevitabilmente, dovranno arrivare dei chiarimenti a livello istituzionale.

Il reddito di cittadinanza è al sicuro?

Una cosa da sottolineare è che questo inserimento non comporterà ammanchi nel sussidio che si percepirà nel 2021, perché nel calcolo del reddito di cittadinanza spettante con il nuovo anno, pur prendendo in considerazione il nuovo Isee (quello con dentro gli incassi del sussidio 2019), non ne terrà conto erogando il sussidio come sempre o con le variazioni relative ad altre forme di reddito o ad altre forme di patrimonio variate tra Isee 2020 ed Isee 2021.

Il fatto che nell’Isee compaia il reddito di cittadinanza incassato nell’anno di imposta in cui è stato percepito (il 2019) è naturale dal momento che la normativa lo prevede.

Infatti nelle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) che adesso sono anche nella versione precompilata, vanno inseriti tutti i redditi percepiti e tutte le prestazioni anche assistenziali incassate, nonostante siano esenti da Irpef. Ed il reddito di cittadinanza per quanto detto in precedenza, è una prestazione di carattere assistenziale esente da imposta.

Nel meccanismo del reddito di cittadinanza comunque, questo non cambia, vuoi perché è sempre l’Inps a fare tutto, cioè ad emettere l’Isee, ad effettuare i calcoli sul reddito di cittadinanza spettante ed a erogarlo per il tramite di Poster Italiane e vuoi perché effettivamente sarebbe assurdo che un sussidio già percepito da un soggetto in stato di bisogno se non in stato di povertà, arrivi a causare la perdita dello stesso sussidio o la sua riduzione per lo stesso soggetto beneficiario.

Il rischio semmai riguarda le altre eventuali prestazioni

Il nodo della questione è che un soggetto che da aprile 2019 (il primo mese di pagamento del reddito di cittadinanza per i primi richiedenti) ha preso il reddito di cittadinanza, oggi si trova con un Isee, se single, aumentato esattamente dell’importo percepito (la scala di equivalenza per il singolo è 1). Se il sussidio percepito è stato pari a 500 euro al mese, l’Isee sale di 4.500 euro (9 mesi, da aprile a dicembre).

E se per il reddito di cittadinanza da incassare nel 2021 cambia poco, il problema potrebbe manifestarsi sulle altre prestazioni assistenziali erogate allo stesso soggetto da altri Enti diversi dall’Inps.

Per esempio, ammettiamo che esca un bonus sull’acquisto di una lavatrice (è solo un esempio di pura fantasia), per il quale l’Isee deve essere al di sotto di 4.000 euro, evidentemente da questo bonus, non essendo erogato dall’Inps, che automaticamente, sembra non tenere in considerazione l’ammontare del vecchio sussidio percepito, potrebbe essere escluso il beneficiario del reddito di cittadinanza.

Una cosa simile è successa già anni fa e ha dato adito a ricorsi al Tar da parte di invalidi per i quali l’inserimento delle prestazioni assistenziali loro dedicate per la loro disabilità, facevano aumentare l’Isee escludendoli da altre misure assistenziali a cui, i quanto invalidi, avrebbero avuto diritto.

Quello che abbiamo detto è frutto di ipotesi e previsioni, dal momento che la nuova campagna Isee è appena iniziata e sicuramente tra Faq, messaggi e circolari, qualcosa dovrà per forza emergere ed uscire fuori per chiarire quello che a tutti gli effetti è un arcano.