Autore: B.A

11
Gen 2020

Reddito di cittadinanza, ecco come funzionano i lavori di pubblica utilità per i beneficiari

Via alla fase 2 del sussidio, ecco come funzioneranno le 8 ore di lavoro obbligatorie.

Dopo mesi di attesa, per il reddito di cittadinanza inizia la fase due. Si tratta della fase in cui i beneficiari del sussidio, saranno obbligati a svolgere i lavori di pubblica utilità. Tutto previsto dal decreto che ad inizio 2019 inserì il reddito di cittadinanza nel nostro ordinamento. In considerevole ritardo, adesso la fase due è ufficialmente partita, con il decreto che l’8 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Obbligatorio accettare, pena la decadenza

Ad esclusione degli esonerati per motivi di salute o per motivi familiari, tra gli adempimenti a cui sono obbligati i beneficiari del reddito di cittadinanza c’è anche l’espletamento di lavori di pubblica utilità per il proprio Comune di residenza. Adesso i percettori del sussidio saranno convocati dagli Uffici di Collocamento per la sottoscrizione del patto di lavoro. Il lavoro di pubblica utilità che il Comune dove risiede in beneficiari del reddito di cittadinanza, non prevede retribuzione. Infatti le attività a cui saranno assegnati questi soggetti dal loro sindaco, dal punto di vista della retribuzione, rientreranno nei versamenti che mese per mese vengono incassati da ogni singolo beneficiario. Accettare e svolgere queste attività è assolutamente obbligatorio. La mancata accettazione infatti, porta alla decadenza del beneficio. E questo può accadere non solo se è il beneficiario del sussidio a non accettare. Infatti la decadenza dal reddito di cittadinanza può sopraggiungere anche se è uno dei componenti il nucleo familiare a rifiutare. Naturalmente, nel caso in cui rifiuti uno dei componenti il nucleo familiare, che fu considerato attivabile al lavoro quando fu accettata la domanda di sussidio del richiedente.

Come funzionano i lavori di pubblica utilità

I lavori di pubblica utilità, che saranno progetti utili all’intera collettività, devono rispettare determinate caratteristiche. In primo luogo, essi non potranno superare le otto ore settimanali. Inoltre, saranno attività che riguarderanno ambiente, cultura, arte, formazione e tutela dei beni di dominio pubblico. Tornando alle ore di lavoro da svolgere, la norma non prevede limiti giornalieri o di spalmatura durante la settimana. Le otto ore di lavoro che un beneficiario del sussidio deve svolgere, possono essere espletare tutte in un giorno o divise in diverse se giornate della settimana. Inoltre, se le esigenze del proprio comune lo prevedono, le ore di lavoro su base mensile potranno essere circoscritte ad un determinato periodo del mese. I progetti utili per la collettività, che non devono superare le 8 ore settimanali, vengono svolti in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Le 8 ore settimanali si possono svolgere in un solo giorno o in più giorni della settimana e si possono svolgere anche in un solo periodo del mese. Per quanto concerne gli obblighi dei soggetti interessati da queste attività, occorre ricordare che tutte le ore devono essere svolte. Nel caso in cui alcune ore non venissero svolte nella settimana a cui esse si riferiscono, verranno recuperate nelle settimane successive.

Chi può rifiutare?

Come dicevamo in precedenza, alcuni beneficiari del reddito di cittadinanza o alcuni componenti le famiglie che incassano il sussidio, sono esonerati da questo adempimento. La normativa prevede questo esonero per chi ha più di 65 anni di età (i fruitori della pensione di cittadinanza), per chi è lavoratore dipendente con redditi superiori ad 8245 euro, per chi ha redditi di lavoro autonomo sopra i 4.800 euro, per chi è alle prese con un corso di studio, per chi è invalido, per le donne in gravidanza, per i caregivers e per chi assiste un figlio al di sotto dei 3 anni.