Reddito di cittadinanza e nuovi requisiti: ecco chi rischia di essere escluso dal sussidio

Reddito di cittadinanza, novità per il 2022, ecco cosa cambia.

Il governo ha deciso di mettere mano al reddito di cittadinanza e lo fa in manovra di Bilancio come sempre. Forse per il pressing di forze politiche come la Lega o Italia Viva, o forse perché è oggettivamente evidente che ci siano più di qualche criticità legate al sussidio in questi primi 3 anni di suo funzionamento. Fatto sta che qualcosa il governo ha deciso di cambiare, mettendo mano anche ai requisiti. E come sempre se qualcosa cambia, anche i beneficiari cambiano e c’è chi potrebbe adesso essere escluso dal sussidio.

Obbiettivo risparmiare soldi per il Reddito di cittadinanza, più controlli e più soggetti da ricollocare al lavoro

Continuare ad erogare un sussidio prettamente assistenziale è ciò che i legislatori intendono scongiurare. Per questo, i primi punti di intervento sul reddito di cittadinanza sono i controlli e le politiche attive del lavoro. La bozza della manovra finanziaria ha di fatto messo in evidenza cosa il governo ha intenzione di fare con il reddito di cittadinanza.

Rendere più stringente l’insieme delle condizioni utili a poter entrare nel reddito di cittadinanza e a poter continuare a percepirlo. Questo ciò che il governo ha intenzione di fare. Ridurre il fenomeno dei furbetti del reddito di cittadinanza con controlli più profondi e più radicali. Già questo è un passo importante nell’ordine di risparmiare denaro per le casse statali.

E se a questo si aggiungono le iniziative volte a dare maggiore forza alle politiche attive sul lavoro, soprattutto per i tanti attivabili che già beneficiano del sussidio, il gioco sembra fatto. È del tutto evidente che c’è un dato oggettivo da non sottovalutare. La pandemia, il Covid e la crisi economica rischiano di far aumentare esponenzialmente il numero di persone e famiglie che beneficiano del sussidio.

Lo Stato ormai per il sussidio spende circa 9 miliardi l’anno e quindi da qualche parte occorre ridurre. E se la povertà appare crescente, evidente che occorre intervenire fermando quelle persone che riescono furbescamente a rientrare nel sussidio e cercando di togliere dal conto le persone che possono lavorare, trovando loro lavoro.

Cambiano le regole di approvazione delle domande

Come si sa, per poter ricevere il reddito di cittadinanza occorre auto dichiarare i redditi, i patrimoni e la composizione del nucleo familiare. Lo strumento è sempre lo stesso, l’Isee e la sua Dichiarazione Sostitutiva Unica. La domanda va presentata all’Inps, Ente che oltre a pagare materialmente il sussidio, attua i controlli. E se i dati Isee, di redditi e patrimoni sono immediatamente controllati dall’Inps, quelli della residenza no, perché vengono controllati dopo.

E sono controlli a campione, quindi fisiologicamente non sono pochi coloro che riescono a percepire il sussidio per mesi e mesi senza averne effettivamente diritto dal punto di vista della composizione del nucleo familiare o per esempio, dal punto di vista del casellario giudiziario. Da adesso però tutto cambia. Infatti la legge di Bilancio impone controlli preventivi all’anagrafe tributaria, cioè prima che venga assegnato il sussidio.

Politiche attive sul lavoro, il vero nodo del reddito di cittadinanza

Cambia anche la sottoscrizione della Did, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. La dichiarazione resta necessaria e va firmata sempre al centro per l’impiego. Ma se oggi è prevista entro 30 giorni dall’accettazione della domanda di reddito di cittadinanza o dopo convocazione dall’Ufficio di collocamento, in futuro si cambia. In manovra si impone la sottoscrizione della Did direttamente quando si presenta la domanda di sussidio. Tutto per permettere immediatamente ai centri per l’impiego di profilare i richiedenti e dare seguito alle proposte di lavoro per loro.

Offerte di lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza, si cambia

Oggi il sussidio si continua a percepire anche rinunciando a due offerte di lavoro. Inoltre l’obbligo dei centri per l’impiego è offrire proposte di lavoro congrue ai beneficiari del rdc. Per essere congrua la prima offerta deve essere entro 100 Km da casa del beneficiario, la seconda entro 250 Km e la terza senza limiti territoriali, purché si resti in Italia.

Da gennaio prossimo invece, la prima offerta per essere congrua deve essere entro 80 Km dalla residenza del soggetto attivabile, mentre la seconda non ha limiti e può riguardare qualsiasi posto in Italia. E tra le offerte congrue anche il part time, purché con orario non inferiore al 60% dell’ultima attività lavorativa svolta dal beneficiario del sussidio o dal soggetto attivabile del suo nucleo familiare.

Da gennaio chi non si presenta alle convocazioni degli uffici di collocamento, anche alla prima assenza senza giustificazione, rischia di decadere dal beneficio. E tornando alle offerte di lavoro, rifiutare la seconda da gennaio farà perdere il sussidio. E dopo il rifiuto della prima offerta il sussidio verrà tagliato di 5 euro al mese per ogni mese di non lavoro fino al tetto massimo di 300 euro.