Autore: Stefano Calicchio

INPS - Sussidi di disoccupazione - Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza confermato anche nel 2021, ma servono modifiche: dai navigator alla ricerca di lavoro

Il reddito di cittadinanza tra i dossier del nuovo governo Draghi. La misura sembra poter restare uno dei capisaldi del sistema di welfare, ma servono interventi correttivi sul flop nella ricerca del lavoro.

Il reddito di cittadinanza è tra i dossier caldi che il nuovo governo Draghi (e in particolare il neo Ministro Orlando) dovranno affrontare già nelle prossime settimane. La misura di welfare ha rappresentato un vero e proprio strumento di mantenimento della pace sociale nel corso del 2020, viste anche la gravi implicazioni dettate dalla crisi sanitaria ed economica. In tale contesto, una conferma della misura appare scontata, ma altrettanto necessaria si rende anche una riforma del suo funzionamento.

Gli occhi sarebbero puntati, in particolare, sull’inclusione lavorativa dei beneficiari (posto che quella sociale è stata garantita dall’assegno mensile). Se dal punto di vista del contrasto alla povertà il successo dell’iniziativa è innegabile, il nodo ancora da sciogliere resta il mancato reinserimento lavorativa degli aderenti. D’altra parte, l’emergenza corre e la necessità di avviare percorsi di semplificazione nel reperimento e nell’accesso al mercato del lavoro è innegabile.

Reddito di cittadinanza 2021: le possibile modifiche

Nelle scorse settimane si sono moltiplicate le rassicurazioni riguardanti la conferma del meccanismo di sostegno all’interno del sistema di welfare pubblico. La necessità di un intervento resta però improrogabile. Tra le urgenze non ci sono solo i decreti attuativi che ancora mancano per collegare l’assegno mensile all’ingresso nel mercato del lavoro. Sullo sfondo resta infatti anche il nodo dei navigator, il cui contratto risulta in scadenza nel prossimo mese di aprile.

Oltre a ciò, si rende indispensabile anche ripensare le politiche attive per il lavoro, mentre il ricorso ai lavori socialmente utili ha dovuto far fronte alle inevitabili conseguenze della pandemia. La parte attiva del reddito di cittadinanza richiede quindi di essere rilanciata. E viste le prospettive, occorre agire in fretta in modo da non perdere ulteriore tempo e rischiare che l’assegno si trasformi in un puro meccanismo assistenziale.

Entro la fine del mese di febbraio dovrebbero arrivare le prime proposte operative del nuovo governo da parte del Ministero del Lavoro. Il rischio, nel caso in cui non si riesca finalmente a collegare il reddito di cittadinanza al mondo del lavoro, è di dare sostegno a coloro che chiedono di abolire totalmente la misura per tornare al sistema di welfare precedente.