Reddito di cittadinanza, ad aprile 2022 cosa accade per chi ha preso 36 mesi?

Per i primi beneficiari della misura, quelli che hanno fatto domanda come fu varata la misura nel 2019, ad aprile 2022 cosa accadrà?

Sono già passati oltre due anni dal varo del Reddito di cittadinanza. Fu il governo Conte uno, quello gialloverde, con Lega e Movimento 5 Stelle al governo, con Salvini e Di Maio Ministri e Vicepremier a vararlo nel famosi decretone con Rdc e quota 100.

Adesso si discute di ritoccarlo, modificarlo, renderlo più in linea con la parte di politiche attive sul lavoro. Modifiche ad una misura ampiamente discussa e criticata, che qualcuno vorrebbe addirittura cancellare.

Ciò che però andrebbe fatto è chiarirla per quanto riguarda un aspetto che sembra prematuro affrontare ma così non è. C’è aprile 2022 come data da cerchiare in rosso, perché pochi ricordano che proprio in quella data scadono i 18+18 mesi di fruizione.

Reddito di cittadinanza, cosa succede ad aprile 2022

Chi ha presentato domanda a marzo 2019 si chiede cosa accadrà ad aprile 2022. Parliamo del reddito di cittadinanza, misura a sostegno del reddito e misura di contrasto alle povertà. Povertà che inevitabilmente, vista la grave situazione che stiamo vivendo con la pandemia, cresce a dismisura.

Tornando al quesito originario, per i percettori del reddito di cittadinanza che lo prendono fin dall’inizio della misura, tra pochi mesi sarà il momento di richiedere il secondo rinnovo, ma non quello dei secondi 18 mesi, bensì di quello successivo ai 36.

Prima abbiamo citato il decretone, cioè il decreto legge n°4 del 29 gennaio 2019 con cui il reddito di cittadinanza ha trovato i natali. Dal testo si legge che la durata massima del beneficio è su 18 mesi ma rinnovabile previo una pausa di un mese. In sostanza, dopo i primi 18 mesi, si deve attendere un mese, per poi tornare a prendere di nuovo il sussidio.

Oltre i 36 mesi sussidio possibile?

Il dubbio, dettato da una anomalia evidente del decreto n° 4 è quello relativo alla possibilità di proroga successiva dopo le due tranche del sussidio. In pratica c’è chi interpretava in un massimo di 36 mesi, cioè 18+18, la possibilità di fruire del benefit.

Ma ad approfondire il tutto ad aprile, quando saranno molti a trovarsi con 36 mesi di fruizione già trascorsi, nulla vieterebbe agli stessi, di richiedere nuovamente il sussidio, per ulteriori 18 mesi.

Evidente il fallimento della misura

Oltre che per dare una fonte di sostegno reddituale a chi si trova senza lavoro, con sostentamenti scarni o con nuclei familiari numerosi o disagiati, il reddito di cittadinanza nasceva con uno spiccato obbiettivo di politica attiva sul lavoro.

I soggetti beneficiari del sussidio, ma attivabili lavorativamente, sarebbero stati oggetto di corsi e programmi atti alla loro ricollocazione occupazionale. Per questo sembrava che 18 mesi più ulteriori 18 mesi, potessero bastare per l’obbiettivo.

Anzi, i 36 mesi erano esagerati in base alle previsioni iniziali. Il fatto che adesso si ragiona di soggetti e famiglie che potrebbero essere costretti a prolungare di ulteriori 18 mesi i precedenti 36, per i contestatori della misura è un evidente fallimento delle politiche attive sul lavoro.