Autore: Luigi Crescentini

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, Catalfo: «Non basta, serve il salario minimo»

Il reddito di cittadinanza non sarebbe sufficiente: il governo punta al salario minimo orario.

Come sappiamo l’emergenza pandemica ha messo l’intera Italia in ginocchio. Tantissime imprese, i lavoratori, si può dire l’intero sistema economico sta ancora oggi pagando le conseguenze causate dalla crisi post Covid. Lo Stato italiano ha introdotto diversi sostegni economici per far fronte alle tante difficoltà economiche: bonus e agevolazioni a favore di imprenditori, famiglie, lavoratori e a tutte quelle attività che hanno subito gravi perdite a causa delle chiusure.

Ovviamente, prima dell’emergenza epidemiologica, l’Italia, dal punto di vista economico, non si trovava in una situazione fiorente: era noto, infatti, l’alto tasso di disoccupazione giovanile oltre a quello di povertà. Il Governo, di fronte a questa situazione, ha pensato di introdurre il reddito di cittadinanza o reddito di base, un’erogazione monetaria distribuita ai cittadini meno abbienti.

E’ chiaro che nelle attuali circostanze, il Rdc rappresenta uno degli aiuti economici più importanti che contribuisce al sostegno di tantissime famiglie in momenti di crisi come questi. Tuttavia, il reddito di cittadinanza sembra non bastare: il governo ha voluto stanziare altri sostegni sotto forma di bonus, come per esempio il bonus d’emergenza.

Reddito di cittadinanza e salario minimo: l’opinione della Ministra Nunzia Catalfo

A questo proposito, sono interessanti le considerazioni della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo in un’intervista rilasciata al quotidiano «Il Manifesto»: ’Noi abbiamo fatto il reddito di cittadinanza e ora puntiamo a introdurre il salario minimo orario perché ci sono moltissime persone che pur lavorando non solo part-time hanno redditi bassi che non gli consentono di vivere un’esistenza dignitosa come invece prevede la Costituzione’.

La Ministra del Lavoro poi spiega: «Il nostro obiettivo è quello di tutelare tutti: anche i lavoratori autonomi e i commercianti prevedendo forme di indennizzo o di fondo perduto come avvenuto anche con il decreto Ristori, e le categorie più svantaggiate per le quali abbiamo deciso di dare altri due mesi di reddito di emergenza, andando oltre il Rdc».

L’intervista tocca anche altri argomenti, come il reddito universale: «Come è successo per esempio in Finlandia. Se avessimo avuto un reddito universale durante la pandemia non avremmo dovuto finanziare tutti questi ammortizzatori sociali. Però la questione è che il reddito universale ha un costo importante. E’ un dibattito che in Europa c’è ed è giusto che ci sia anche in Italia».

Un quadro drammatico quello che attualmente vediamo in Italia: milioni di famiglie e imprese si trovano in serie difficoltà economiche. Gli effetti dovuti alla crisi post Covid si sono visti anche sul tasso di disoccupazione: infatti molti cittadini hanno perso il lavoro e molte aziende sono state costrette a chiudere licenziando i loro dipendenti.

Attualmente l’esecutivo sta studiando dei piani per la ripresa economica: un compito sicuramente non facile, tuttavia, ci sono diversi progetti in vista per l’anno 2021 che verranno inseriti nella prossima Legge di Bilancio.

L’obiettivo sarà sicuramente quello di risollevare l’economia italiana, aiutando i settori maggiormente colpiti e introducendo indennità e agevolazioni a sostegno di tutti i cittadini.