Reddito di cittadinanza 2022, si svolta: arrivano le penalità per i beneficiari inattivi

Per rispondere alle critiche sulla misura e sulla scarsa funzione che la stessa ha sulle politiche attive del lavoro, ecco che arriva la decurtazione mensile per gli inattivi.

«Il reddito di cittadinanza è inutile, è solo una misura assistenzialistica e non apre le porte del lavoro e del reintegro sociale ai beneficiari». Sono queste alcune delle pesanti accuse che i detrattori del reddito di cittadinanza riversano sulla misura. Per questo, nella manovra di Bilancio il governo ha deciso di mettere mano alla misura, intervenendo a correzione della stessa.

Ed uno dei punti cardine delle modifiche alla struttura della misura sarebbe proprio il contrasto a quei beneficiari che hanno scambiato il reddito di cittadinanza proprio come una misura assistenziale senza adoperarsi per tornare a lavorare e lasciare il sussidio. Quasi a voler dare la colpa ai beneficiari della misura della scarsa attitudine alle politiche attive del reddito di cittadinanza, il governo prepara tagli di sussidio ai cosiddetti inattivi.

Politiche attive sul lavoro il vero fallimento della misura

Alzi la mano chi ha ricevuto una proposta di lavoro da una agenzia o dai Centri per l’Impiego. Sicuramente sono pochi coloro che grazie al reddito di cittadinanza sono riusciti a rientrare nel mondo del lavoro. E sono pochi pure quelli che hanno ricevuto effettivamente delle offerte di lavoro.

Ma adesso il governo medita soluzioni e penalizzazioni per chi non accetta le offerte di lavoro, ripetiamo, quasi a considerare i beneficiari del sussidio come rei di non accettare proposte che a dire il vero sono state praticamente assenti o quasi, fin dal primo giorno di funzionamento della misura.

Il reddito di cittadinanza nasce come strumento di sostegno reddituale a persone e famiglie prossime alla soglia della povertà, ma nasce anche come strumento atto al reintegro sociale e lavorativo di questi beneficiari.

Ma se dal punto di vista del sussidio, la misura è stata perfetta, perché ha erogato con puntualità i soldi spettanti alle famiglie disagiate, soprattutto in questa fase di grave emergenza economica ed epidemiologica, non si può dire lo stesso delle politiche attive sul lavoro.

La decurtazione per il reddito di cittadinanza, come funzionerà?

Le hanno ribattezzate decurtazioni per inattivi. Infatti si tratta di un nuovo ordine di penalizzazione a cui andranno incontro i beneficiari del sussidio, tra quelli attivabili al lavoro. Chi rifiuta le proposte di lavoro prenderà meno soldi. È questo l’indirizzo che il governo vuole dare al reddito di cittadinanza.

Una specie di disincentivo a dire di no alle offerte di lavoro, che fino ad oggi a dire il vero sono state poche e per pochi. Nella bozza della manovra c’è un decalage di 5 euro al mese al rifiuto di una offerta di lavoro, ma dal sesto mese di beneficio.

Adesso, per dare maggiore forza alla cosa, si pensa a far scattare la penalizzazione di 5 euro al mese fin dal primo rifiuto di una offerta di lavoro e fin dal primo mese di fruizione del benefit. Va ricordato che, sempre da gennaio e sempre come novità per il reddito di cittadinanza, cambiano anche i meccanismi relativi alle offerte di lavoro.

Innanzi tutto, se la prima offerta di lavoro deve essere entro 80 Km dal luogo di residenza del beneficiario del reddito di cittadinanza, la seconda può arrivare da tutta Italia. Inoltre, se al primo rifiuto, come già detto, si rischia il decalage di 5 euro al mese, dal secondo rifiuto si rischia la perdita dell’intero beneficio.