Autore: B.A

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, c’è chi teme la cancellazione dopo le parole di Conte, ecco il futuro della misura

Il Premier Conte ha difeso la misura ma ha confermato che c’è l’intenzione di cambiarla, e tra i beneficiari monta la paura su ipotetici ritocchi peggiorativi, ecco cosa potrebbe accadere.

Una autentica bomba le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte durante il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. Oltre ad annunciare la fine di quota 100, naturalmente dal 2022, perché fino al 31 dicembre 2021 la misura continuerà la sua fase sperimentale, il Premier ha annunciato ritocchi al reddito di cittadinanza.

E quota 100 e reddito di cittadinanza sono inevitabilmente le misure che riscuotono maggiore interesse nell’opinione pubblica italiana. Ritocchi al reddito di cittadinanza che hanno messo preoccupazione nei beneficiari del sussidio, con la paura che il restyling della misura possa influenzarne il diritto alla fruizione.

Reddito di cittadinanza da correggere, ma per la parte di politiche attive sul lavoro

“In due anni calare una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non è affatto semplice. Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro”, sono queste le parole di Conte alla kermesse di Trento che hanno fatto venire più di qualche dubbio ai beneficiari del sussidio.

“Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato. Spero che nei primi mesi del 2021 potremo presentare l’altro progetto, quello che incrocia l’attuazione del reddito di cittadinanza con l’inserimento nel mondo del lavoro”, così Conte ha confermato come i lavori di ritocco al reddito di cittadinanza sono già partiti.

Il riferimento è al vero punto debole della misura, cioè il lato lavorativo e sociale della misura. Infatti dal punto di vista assistenziale, visto l’elevato numero di beneficiari, la misura ha funzionato bene, così come dal punto di vista delle ricariche e dei pagamenti che sono stati più o meno sempre puntuali. Piuttosto è sulle politiche attive del lavoro che la misura ha mostrato crepe, con pochi beneficiari che sono riusciti a trovare nuova occupazione e a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Deve essere potenziata la misura dal punto di vista delle politiche attive

Il Premier quindi, pur difendendo una misura che secondo lui ha prodotto benefici dal punto di vista del sostegno per i più fragili, vuole cambiare il reddito di cittadinanza. E l’intervento, auspicato dalla stesso Premier nei primi mesi del 2021, andrebbe effettuato in operatività già entro giungo 2021.

In pratica, anche per il Premier la misura come è oggi è solo assistenziale, cioè lo stesso che sottolineavano i contrari al reddito di cittadinanza. Come sottolinea il Corriere della Sera, il Premier ha ribadito il fatto che sono giorni di tavoli e incontri con il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, con il Ministro dell’Innovazione digitale Paola Pisano e con il presidente dell’Anpal , Domenico Parisi.

E sembra che il Premier abbia richiamato all’ordine i due Ministri, chiedendogli un miglioramento della misura collaborando con il presidente dell’Agenzia nazionale delle politiche attive sul lavoro. Ciò che il Premier ha sottolineato è che ancora oggi non esiste un sistema unico informatico, strumento questo che dovrebbe aiutare tanto i disoccupati a trovare un lavoro che le aziende a trovare le persone che lo cercano.

Ed il Premier è tornato a spingere per l’instaurazione di una task force atta a rendere fattibile il comunicare tra Regioni, dal momento che i navigator (i soggetti che devono assistere i beneficiari del sussidio a trovare lavoro), si muovono tra sistemi regionali basati su regole diverse che vanno, se non uniformate, quanto meno incanalate.