Autore: B.A

Quota 101 non è adeguata, ecco i perché della CGIL

Nettamente contrari all’idea della quota 101 i sindacati, soprattutto la CGIL del leader Ghiselli.

Anche se inevitabilmente è il coronavirus a mobilitare l’attenzione di governo e organi di stampa, il capitolo pensioni resta un argomento di dibattito molto acceso. Il lavoro di riforma del governo adesso prevede nuovi incontri tra governo e sindacati che devono trovare una quadratura per poter correggere tutti i problemi del sistema previdenziale italiano. Tutto è fermo alla posizione dei sindacati che chiedono drastici interventi come lo sono quota 41 o la pensione anticipata flessibile dai 62 anni di età con 20 di contributi, ed a quella del governo che ultimamente sembra fermo a quota 101. Proprio dai sindacati nelle ultime ore, tiene banco la presa di posizione della CGIL, che si è dichiarata apertamente contraria alla misura che il governo avrebbe in mente di varare.

Per la CGIL, la quota 101 non è adeguata

Una misura che debba consentire l’accesso anticipato e flessibile alla pensione da parte dei lavoratori, per evitare lo scalone di quota 100 e per superare la legge Fornero, questa è la quota 101 per il governo, ma non per i sindacati.
Il prossimo 13 marzo è previsto un nuovo incontro tra governo e sindacati sul tema previdenziale e probabilmente si parlerà proprio di quota 101.
La quota 101 di fatto aumenta di 1 anno i contributi o l’età (questo andrà chiarito) rispetto a quota 100. Per le parti sociali però, la soluzione non risolve i problemi del sistema. Donne, lavoratori precari e precoci resterebbero comunque penalizzati, se non ancora di più da questa quota 101. Se si alza l’età pensionabile di un anno, da 62 di quota 100 a 63 di quota 101, i precoci che hanno molti contributi versati, ma che sono ancora giovani, si vedranno allontanare ancora di più l’asticella della loro pensione.
Alzare i contributi di un anno, portandoli dai 38 di quota 100 ai 39 di quota 101, allontanerebbe la possibilità di pensionamento a donne e precari, che hanno difficoltà a raggiungere quell’elevato numero di anni di contribuzione. Per questo per la CGIL, la quota 101 è inadeguata alle esigenze del sistema pensionistico.

Ecco le parole del leader della CGIL, Ghiselli

La posizione contraria della CGIL è emersa tutta nell’intervista che il suo segretario generale, Roberto Ghiselli ha rilasciato al sito «pensionipertutti.it». Il segretario confederale ha criticato quota 101, accusando l’esecutivo che ha prodotto questa ipotesi, di non capire che il mercato del lavoro è cambiato. Eloquente il messaggio che Ghiselli lancia sul tema del calcolo delle prestazioni. «Il sistema delle quote è basato su anni di contribuzione ed età, ma ormai siamo nel sistema contributivo e queste variabili non servono», così Ghiselli ha sottolineato il fato che oggi fattori importanti nelle pensioni sono esclusivamente il montante dei contributi versati e il coefficiente di trasformazione di questi contributi in pensione.