Autore: B.A

12
Feb

Quota 100 e quota 102, cosa cambia per importi e requisiti?

Da quota 100 a quota 102, ecco cosa cambia nel sistema previdenziale, per importi e requisiti.

Al posto di quota 100 potrebbe fare capolino la quota 102. Questa la misura che appare più fattibile visti gli spazi di manovra che ha l’esecutivo. Pochi soldi, le clausole di salvaguardia che minacciano ancora di far aumentare l’Iva, i tempi ristretti perché sembra sia stato battezzato il Def come atto nel quale inserire le novità previdenziali, sono queste le problematiche su chi si muove l’esecutivo. Ma allo stesso tempo, occorre riformare il sistema, prima di tutto superando il quasi decennale problema che è la riforma Fornero, troppo rigida come misure e come requisiti. E poi c’è da programmare il dopo quota 100, tutt’altro che semplice perché va evitato lo scalone di 5 anni su cui impatteranno coloro che saranno esclusi da quota 100 perché la misura cesserà nel 2022. Sembra che sia la quota 102 quella che si avvicina meglio a rappresentare la soluzione di tutte queste problematiche, almeno per il governo.

Calmierare le spese è fondamentale

Una misura capace di non costare molto, di evitare lo scalone di quota 100 e di dotare di flessibilità il sistema, questo ciò che serve. Per il governo è la quota 102 la soluzione, che però ha insiti alcuni problemi che sono piuttosto evidenti e che non rispondono appieno alle esigenze che ls riforma dovrebbe garantire al sistema. Partiamo dallo scalone di quota 100. È vero che quota 102 consentirebbe un anticipo dai 64 anni di età, ma la quota 100 consente una uscita 2 anni prima, cioè a 62 anni di età. Sarebbero sempre due anni in più per chi non riuscirà ad entrare nel perimetro di validità di quota 100. Anche la flessibilità in uscita, tanto richiesta e tanto sbandierata cine fattibile, non sembra essere garantita a pieno da quota 102. Sarebbe una flessibilità ridotta a 3 anni, quelli che passano dall’età pensionabile della pensione di vecchiaia a 67 anni e quella di quota 102, cioè 64 anni.

E c’è da fare i conti pure con il calcolo delle pensioni

Quota 100 non prevede penalizzazioni, perché la pensione per coloro che hanno optato per l’uscita con questa misura è calcolata col sistema misto. Quota 102 non sarà così, perché per via del contenimento della spesa per le casse dello Stato, la misura non potrà non prevedere un taglio di assegno. Una via sarebbe quella di ricalcolo contributivo delle pensioni. In pratica, chi volesse sfruttare quota 102, dovrà accettare di farsi liquidare la pensione con il sistema contributivo. Chi potrà sfruttare quota 100 uscirà con un assegno superiore di quasi il 25% rispetto a chi potrebbe, ipoteticamente uscire con quota 102. Il ricalcolo contributivo a cui sarà assoggettato quest’ultimo, eroderà un quarto della pensione spettante che per esempio, passerà da 2.000 euro lordi di un pensionato con quota 100, a 1.500 per uno con quota 102. Meno grave il taglio lineare, altra via ipotizzata per quota 102. In questo caso in pensionati deve sapere che perderebbe il 2% per ogni anno di anticipo che sfrutterà. A 64 anni ci rimetterebbe il 6% e quella pensione lorda da 2.000 euro al mese con quota 100, scenderebbe a 1.880 con quota 102.