Autore: B.A

Pensione

7
Gen 2020

Quali sono i lavori gravosi e a che età vanno in pensione?

Non c’è solo l’Ape sociale che permette a lavoratori impegnati in attività logoranti, di anticipare la pensione, ecco tutte le misure fruibili.

Negli ultimi giorni le proposte ed i suggerimenti per riformare il sistema previdenziale italiano, sono molteplici. Età pensionabile, contribuzione previdenziale, flessibilità, queste le materie su cui si basa la stragrande maggioranza delle proposte di riforma del sistema. Quasi tutte però, hanno al loro interno il fatto di scindere previdenza da assistenza e soprattutto, di differenziare i requisiti di uscita dal lavoro, in base alla professione svolta.

Tra le altre cose, si pensa a costituire una commissione ad hoc, formata da tecnici ed esperti in materia previdenziale, atta a creare una specie di graduatoria delle attività lavorative svolte dagli italiani. La funzione di questa graduatoria sarebbe quella di verificare quali attività lavorative, per la loro pesantezza, siano meritevoli di un trattamento differente in termini di uscita dal lavoro. Nell’ordinamento italiano, le professioni logoranti vengono definite usuranti o gravose.

Per i lavori usuranti esiste una misura pensionistica loro riservata. per i lavori gravosi invece, ci sono diverse misure già funzionanti. Per questi lavoratori inoltre, c’è un trattamento agevolato anche in relazione all’età pensionabile per la pensione di vecchiaia, che non si è adeguata alle aspettative di vita. Ecco il panorama complessivo delle misure destinate a chi svolge lavori gravosi.

Lavori gravosi, quali sono?

Le mansioni ritenute gravose sono in tutto 15 e sono nate con l’ultimo governo presieduto da Gentiloni. La definizione "lavoro gravoso" infatti, è recente. Se per gli usuranti, fu la legge Fornero a stabilire un canale preferenziale per la pensione, già a 61,7 anni di età, con 35 di contributi e quota 97,6 centrata, la nascita dei lavori gravosi intesi come definizione, è del governo PD, la cui legislatura si è chiusa ad inizio 2018.

Usurante è l’operaio che è impegnato nella linea a catena, l’autista dei mezzi di trasporto pubblico, il lavoratore che è impegnato per gran parte della vita lavorativa, dalle ore 24 alle 5 del mattino (Notturni). Queste sono le categorie di lavoro gravoso, più comuni. Le altre, sono alquanto particolari, perchè si tratta di palombari, lavoratori di cave o miniere, addetti agli altiforni e così via.
Molto più comuni sono le attività gravose. Esse sono:

  • I conciatori di pelli e pellicce;
  • Gli addetti ai servizi di pulizia;
  • Gli addetti spostamento merci e/o facchini;
  • I conducenti di camion;
  • I conducenti treni e il personale viaggiante in genere;
  • I guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
  • Gli infermieri e le ostetriche che operano su turni;
  • Le maestre o i maestri di asilo nido e della scuola dell’infanzia;
  • Gli operai edili;
  • Gli operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti;
  • Addetti alla cura di persone non autosufficienti;
  • I lavoratori marittimi;
  • I pescatori;
  • Gli operai agricoli;
  • I lavoratori siderurgici.

La pensione per i lavoratori gravosi

La misura che più è riconosciuta come collegata ai lavori gravosi è l’Anticipo Pensionistico sociale (Ape Social). Anche nel 2020 si può accedere a questa pensione anticipata già a 63 anni di età, se contestualmente si hanno 36 anni di contribuzione versata. Occorre che l’attività gravosa sia stata espletata per 7 degli ultimi 10 anni di lavoro, o in alternativa, in 6 degli ultimi 7 anni. Stesse caratteristiche e stessa platea di lavoratori, può accedere alla quota 41 per i precoci.

In questo caso occorrono 41 anni di contributi versati, dei quali almeno uno versato, anche in maniera discontinua, prima dei 19 anni di età. Per tutte le categorie di lavoro prima citate, anche la pensione di vecchiaia si centra con almeno 20 anni di contributi, come per la generalità dei lavoratori. La differenza è l’età pensionabile necessaria, che da 67 anni passa a 66,7, perchè l’aumento di 5 mesi per via delle aspettative di vita, fu congelato con la manovra di Bilancio dello scorso anno.