Pignoramento della pensione: cosa rischia chi ha debiti

Pignoramento della pensione: cosa rischia chi ha debiti

Anche la pensione può a determinate condizioni essere attaccata dai creditori

Avere debiti è sempre una situazione spiacevole, e soprattutto per chi ha somme percepite mensilmente, difficilmente si può non pagarli. Infatti la legge da al creditore la possibilità di agire direttamente sulle somme che il debitore percepisce, magari a titolo di stipendio, o anche a titolo di pensione.

Si chiama pignoramento presso terzi, uno strumento in mano al creditore con cui ciò che quest’ultimo avanza dal debitore, viene trattenuto direttamente dal soggetto terzo che eroga la pensione o lo stipendio al debitore. Ma cosa occorre sapere se a finire sotto le grinfie del pignoramento presso terzi è la propria pensione?

Pensione, pignoramento e minimo vitale

Come dicevamo, la possibilità di disporre un pignoramento presso terzi attraverso il quale recuperare il credito vantato nei confronti di un debitore, è assolutamente concreta e vale anche per le pensioni.

L’Istituto del pignoramento presso terzi lavora su due crediti, cioè su quello che il creditore vanta sul debitore, e di fatto, su quello che il debitore vanta sul datore di lavoro che nel caso dei pensionati può benissimo essere considerato l’Inps.

E nel pignoramento presso terzi per il pensionato, il creditore non fa altro che chiedere all’Inps di trattenere parte della pensione in modo tale da soddisfare le sue pretese.

Limiti al pignoramento della pensione

La pensione (ma anche lo stipendio) ha una caratteristica che potremmo definire sociale. Infatti si tratta di un reddito che il beneficiario percepisce e che serve per il suo sostentamento e quello della sua famiglia. Proprio per questo, anche se il suo creditore ha le carte in regola per pignorare la sua pensione, la legge impone dei limiti.

Al pensionato infatti non si può pignorare la pensione in maniera tale da non lasciargli una somma che viene considerata minima per poter vivere dignitosamente. Si chiama nello specifico “minimo vitale”. In pratica il creditore non potrà in nessun caso pignorare tutta la pensione ad un pensionato suo debitore, ma solo una parte specifica della stessa.

Il minimo impignorabile è pari ad 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Per il 2021 l’assegno sociale è pari a 460,28 euro e pertanto la parte impignorabile di pensione è pari a 690,42 euro. In pratica, questa è la soglia considerata minimo vitale. Ma c’è un altro limite da considerare.

Infatti la parte pignorabile di pensione non può superare 1/5 della pensione ma solo nella parte eccedente il limite vitale. Questo vale se si attacca la pensione alla fonte, ovvero se si usa l’Inps come soggetto terzo a cui chiedere il pignoramento.

Un pensionato con assegno pari a 1.500 euro al mese quindi, potrà vedersi pignorare solo 1/5 di 809,58 euro (la parte che eccede il minimo vitale), cioè nel dettaglio, poco meno di 162 euro al mese.

Diverso il caso della pensione già accreditata sul conto corrente. Infatti in questo caso il pignoramento può arrivare ad essere pari a 3 volte l’assegno sociale, ovvero 1.380,84 euro, ma a condizione che si tratti di pensione accreditata precedentemente al pignoramento.