Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni: verso post quota 100 dai 64 anni, ma l’opposizione va all’attacco

Sulle pensioni anticipate si riaccendono i toni della politica, mentre si delinea il possibile scenario degli interventi di riforma a partire dal 2022.

Torna a riaprirsi il dibattito pubblico sulle pensioni. Lo stop deciso dal governo alla quota 100 non ha solo riacceso i dubbi su quello che ne sarà della flessibilità previdenziale a partire dal 2022, ma ha anche inasprito i toni della dialettica politica. Tutto ciò mentre il termine del provvedimento rischia di avviare una vera e propria ondata di uscite dal lavoro.

È chiaro che davanti alla prospettiva di una nuova opzione di flessibilità a partire dai 64 anni di età e con l’aggiunta di un’eventuale penalizzazione, chi matura l’uscita dal lavoro con i requisiti attuali avrà maggiore convenienza a non procrastinare la propria scelta. Questo considerando che attualmente la quota 100 permette l’accesso alla pensione anticipata a partire dai 62 anni di età e con 38 anni di versamenti, senza l’applicazione di alcuna penalizzazione.

Rispetto alle nuove ipotesi, si parla invece di un sistema in grado di evitare lo scalone del ritorno pieno alla legge Fornero, ma con parametri più restrittivi di quelli attuali. Lo scenario delinea proprio un meccanismo di uscita dai 63-64 anni e con 38-39 anni di versamenti, oltre a una penalizzazione sull’entità del futuro assegno stimata attorno al 2,5%-3% l’anno.

Pensioni anticipate e quota 100: le ultime dichiarazioni in arrivo dalla politica

Stante lo scenario appena delineato, appare chiaro che il tema delle pensioni flessibili è già diventato oggetto di scontro politico. Per il leader della Lega Matteo Salvini, “la quota 100 ha dato il diritto alla pensione e al lavoro a tanti italiani”. Se la si vuole cancellare, “dovranno passare, democraticamente parlando, sui nostri corpi”. Nelle scorse ore la stessa Fornero aveva però ricordato che la quota 100 era stata già “prevista da Salvini stesso solo per un triennio” rappresentando quindi “una promessa per ottenere consenso di breve periodo”.

Ma sulla necessità di ripensare la flessibilità previdenziale il governo appare compatto. Dopo le dichiarazioni riguardanti l’intenzione di non rinnovare la quota 100 a scadenza da parte del Ministro Roberto Gualtieri e del Premier Giuseppe Conte, tutta la maggioranza sembra decisa a procedere in modo compatto. Negli stessi giorni il leader di Italia Viva Matteo Renzi spiegava che “l’abolizione della quota 100 è una svolta importante” perché “torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ai danni del governo populista”.

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Il confronto tra Governo e sindacati rimandato al prossimo 14 ottobre 2020

Nel frattempo bisognerà attendere di vedere cosa accadrà nel confronto in essere tra governo e sindacati. Dopo il rinvio dell’ultimo tavolo che era stato fissato per lo scorso 25 settembre 2020, il Ministero del Lavoro ha deciso una nuova convocazione il prossimo 14 ottobre 2020. Oggetto del confronto sarà proprio lo studio della riforma del sistema pensionistico, con particolare attenzione alla legge di bilancio 2021.

All’interno della manovra bisognerà infatti cercare di garantire il rinnovo dei provvedimenti di flessibilità previdenziale più urgenti, come l’APE sociale e l’opzione donna, in scadenza a dicembre. Mentre per la vera riforma del settore, con la misura che andrà a sostituire la quota 100, sarà necessario discutere ancora a lungo e attendere l’arrivo della legge di bilancio 2022.

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