Pensioni: uscire in anticipo anche nel 2022, quando serve l’Eco Cert

Anche per la quota 100 vige la cristallizzazione del diritto e c’è chi può accedervi anche nel 2022 o dopo, ecco alcuni suggerimenti utili.

Il 2022 segnerà la fine dell’era quota 100. Una breve era dal momento che la misura è stata in attività solo per il triennio 2019-2021. La pensione a 62 anni garantita da quota 100, senza penalità particolari per i pensionandi e senza distinzioni di categoria di lavoratori, scomparirà.

Ma c’è sempre la cristallizzazione del diritto che è uno strumento che consentirà anche nel 2022 e negli anni a venire di sfruttare la misura. Certo, non è uno strumento miracoloso, non è un elisir di lunga vita di quota 100, ma è una salvaguardia per chi completa i requisiti per la quota 100 in tempo utile ma non vuole lasciare il lavoro.

Pensione quota 100 raggiunta ma permanenza al lavoro

Perché un lavoratore che ha completato i requisiti per la quota 100 dovrebbe voler restare ancora al lavoro? Una domanda questa che trova nell’importo della pensione la sua risposta.

In effetti la motivazione che può spingere un lavoratore a restare nel suo posto di lavoro nonostante abbia già raggiunto i requisiti per quota 100 (ma vale per tutte le misure di pensionamento anticipato vigenti), è il recuperare una pensione più alta.

Nel sistema contributivo infatti più si versano contributi e più si prende di pensione, così come più in età avanzata si lascia il lavoro più alta è la pensione liquidata. Tornando alla quota 100, in base alle regole del sistema contributivo, prende di più chi ha 39 anni di contributi rispetto a chi ne ha 38.

E non potrebbe essere altrimenti. E poi, prende di più chi lascia il lavoro a 63 anni rispetto a chi sfrutta in pieno la quota 100 uscendo a 62 anni. Tutto dipende dal montante contributivo e da come diventa pensione. Infatti il montante contributivo è l’accumulo dei contributi versati da un lavoratore negli anni di carriera.

Una sorta di risparmio obbligato da mettere via mensilmente e da recuperare quando si andrà in pensione lasciando il lavoro. Ogni contributo in più che finisce nel montante genera un po’ di pensione in più.

E una volta completato il montante contributivo il giorno che si decide di lasciare il lavoro, il totale versato viene passato con dei coefficienti di trasformazione che sono tanto più favorevoli quanto più alta è l’età in cui si decide di lasciare il lavoro.

La cristallizzazione del diritto anche per quota 100 e cosa fa l’Eco Cert

Per andare in pensione con la quota 100 occorre completare 62 anni di età e 38 di contribuzione, entro il 31 dicembre 2021. Alla stessa data servono almeno 35 anni di contribuzione effettiva da lavoro, nel senso che non sono utili ai 35 anni i contributi figurativi da disoccupazione, malattia o infortunio.

Per questo la possibilità di cristallizzare il diritto a quota 100 anche per gli anni successivi al 2021 risulta appannaggio di chi è nato entro il 1959 per una mera questione anagrafica. Per verificare il montante dei contributi bisogna munirsi di estratto conto.

Quello ordinario rilasciato dall’Inps, dallo stesso Istituto Previdenziale non viene reputato certificativo. In pratica l’estratto conto potrebbe dare l’illusione di aver completato i contributi necessari (i 38 totali ed i 35 effettivi), ma con la sorpresa che qualcosa manca ancora.

Per evitare questo, sarebbe opportuno riuscire ad ottenere dall’Inps l’estratto conto certificativo, il cosiddetto Eco Cert. Questo estratto conto è quello che l’Inps rilascia dietro richiesta da parte del diretto interessato ed in cui viene certificata l’esatta composizione del proprio montante contributivo con tanto di diritto ad una o più misure previdenziali.

Una volta che l’Inps ha certificato l’esatto numero di anni di contributi che si hanno, il diritto ad una determinata misura previdenziale, compresa la nostra quota 100 può dirsi maturato e cristallizzato. Leggi anche: Pensioni: 64, 67 o 71 anni, privilegi e limiti della carriera anni 90