Pensioni: una nuova quota 100 nel 2022? Cosa cambia per età e contributi

Si ragiona su nuove misure per i pensionamenti dal 2022 perché quota 100 arriva a scadenza alla fine del corrente anno, ma tra le ipotesi, anche una specie di proroga della misura

E se alla fine il post quota 100 fosse organizzato con una nuova quota 100? Tra le ipotesi al vaglio di governo e sindacati infatti ci sarebbe pure quest’altra via, alternativa a quota 41 per tutti, flessibilità a 62 anni o pensione per quote come proposto da Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps.

In arrivo una proroga? Di proroga non si può certo parlare, perché ormai è pressoché sicuro che la quota 100 chiuderà i battenti il 31 dicembre prossimo. Ma qualcosa di simile potrebbe lo stesso essere lasciata in vigore, con gli opportuni correttivi.

Quota 100 nel 2022? Cosa accade alle pensioni

Stop a quota 100 nel 2022, ormai il periodo di sperimentazione della tanto discussa misura volge al termine. L’anno prossimo e nei successivi, di quota 100 si parlerà al passato e solo per via di quanti (crediamo molto pochi) hanno cristallizzato il diritto scegliendo di restare al lavoro per qualche altro mese o anno, la misura potrà ancora essere richiesta.

Ma questo scenario potrebbe non essere quello reale, dal momento che potrebbe anche nascere una nuova quota 100, anche se difficilmente la chiameranno ancora così. Tra le ipotesi al vaglio del governo e di cui si discute nei summit con i sindacati, c’è sul tavolo una misura che consente l’uscita a 64 anni di età con 36 di contributi.

I più attenti avranno subito notato che la somma di età e contributi ha come risultato 100, proprio come l’omonima quota. In altri termini, ci sarebbe una ipotesi di inserire nel sistema una misura che consente di lasciare il lavoro a 64 anni di età, cioè due in più di quota 100 (a 62 anni ndr), ma con meno anni di contributi versati, cioè da 38 a 36 anni.

I perché di una nuova quota 100

La quota 100 così come la conosciamo oggi, con la combinazione 62+38 è una misura considerata troppo costosa per le casse dello Stato e troppo complicata da centrare per i lavoratori “comuni”, quelli che non hanno super carriere lavorative adatte a farli arrivare ai 38 anni di contributi richiesti.

E poi si tratta di una misura che è stata poco sfruttata dai lavoratori nella sua versione “pura”, cioè con la prima combinazione possibile di 62+38. Stando ai dati statistici dell’Inps infatti, l’età media di uscita con la quota 100 in questi due anni e mezzo di sperimentazione già passati, è stata di 64 anni di età.

Allora si pensa di partorire una misura flessibile con una età pensionabile in linea con ciò che i contribuenti hanno dimostrato di chiedere, cioè con una uscita a 64 anni. Nel 2022 pertanto, si andrebbe in pensione a scelta del pensionato con combinazione 64+36, una soluzione che detonerebbe il pericolo scalone di 5 anni portandolo a solo 2 anni.

Opzione abbiamo detto, perché si tratta di una misura flessibile. Ma quando si parla di flessibilità lo si fa perché le misure di pensionamento anticipato devono essere meno favorevoli di quelle ordinarie.

E ai meno anni di contributi versati per via delle uscite anticipate (uscire a 64 anni significa lavorare 3 anni in meno per chi un lavoro lo ha), al peggior coefficiente utilizzato per trasformare i contributi in pensione (uscire a 67 anni fa utilizzare nel calcolo della pensione coefficienti più favorevoli rispetto a 64 anni), si pensa a penalizzazioni da infliggere ai pensionati optanti.

Vuoi uscire prima dal lavoro? Allora ti taglio la pensione! Questo ciò che potremmo definire la linea di pensiero che per questa nuova quota 100 significherebbe imporre un calcolo contributivo alle uscite a 64 anni.