Autore: Luigi Crescentini

Pensione

Pensioni ultime notizie, Alberto Brambilla: «Riforma Fornero? Dovrebbe essere modificata»

Il presidente degli Itinerari Previdenziali ha chiarito alcuni aspetti riguardanti la riforma pensioni e la sua proposta di quota 102: ecco i dettagli.

Si torna a parlare nuovamente di pensioni, in particolar modo quelle che riguarderanno la prossima riforma. Un argomento che, ultimamente, si è fatto ancora più scottante e che ha suscitato polemiche e dibattiti politici. Tuttavia, sono state le parole di Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, ad innalzare la tensione.

Secondo il noto economista sarebbe necessaria una nuova riforma pensioni che possa evitare uno «scostamento» nell’anno 2022 causato dalla scadenza di quota 100. Secondo Brambilla bisognerà innanzitutto agire in parte sulla Riforma Fornero che «ha imposto erroneamente l’indicizzazione dell’anzianità».

Poi continua dicendo che «i 42 anni per gli uomini e i 41 per le donne di contributi lavorativi dovranno rimanere fissi perché non esiste al mondo un sistema previdenziale che preveda l’indicizzazione dell’anzianità di servizio. Presto arriveremo al punto di dover lavorare per 45 anni. Con il paradosso che non si può andare in pensione a 67 anni con 20 anni di contributi ma allo stesso tempo non è possibile ritirarsi con 41 anni di servizio. Mi pare che anche sotto il profilo professionale sia un problema». Questo è quanto affermato dall’economista in un articolo riportato su «pensionipertutti».

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Riforma pensioni, ultime notizie: la proposta di Brambilla su Quota 102

Quella di Brambilla è una proposta ben diversa che prevede una maggiore flessibilità con «almeno 64 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi lavorativi». Inoltre non dovranno esserci penalizzazioni sugli assegni pensionistici secondo il criterio «prima vai in pensione e meno prendi».

Poi l’economista ha fatto delle riflessioni anche su quota 41, spiegando che questa riforma potrebbe andare bene per i lavoratori precoci, o per le donne madri. Ma non è adatta a tutti. E’ chiaro che per le nuove generazioni è difficile raggiungere i 42 anni di contributi lavorativi. Per questo motivo, secondo Brambilla, si dovrebbe introdurre una maggiore flessibilità e dare dunque la possibilità di andare in pensione anticipatamente ovvero a 64 anni di età con un minimo di 37 o 38 anni di contributi lavorativi.

In buona sostanza si tratta di una nuova riforma pensioni che dovrebbe prevedere una quota 102. Una proposta molto più attendibile, secondo l’economista, anche perché quella dei 62 anni di età e dei 41 di contributi sembra essere poco attuabile. Adesso dovremo solo attendere quali saranno i prossimi sviluppi sulla riforma pensioni alla naturale scadenza di Quota 100.

Sicuramente quello delle pensioni resta uno degli argomenti più complicati da affrontare in tema politico: ovviamente, si tratta di una questione di grande interesse che riguarda un’ampia fascia di lavoratori. Il futuro delle pensioni, però, sembra ancora avere molti punti interrogativi, sarebbe più che mai opportuno trovare al più presto una soluzione che possa riequilibrare il barcollante sistema pensionistico italiano.