Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni, settembre caldo per le uscite anticipate: 8/09 e 16/09 le date chiave

A settembre il governo torna a confrontarsi con i sindacati in merito alla riforma delle pensioni: l’attesa dei lavoratori sulle uscite anticipate con quota 41 e dai 62 anni per tutti. Ipotesi rinnovo Ape sociale e Opzione Donna nella legge di bilancio 2021.

Cresce l’attenzione sul settore previdenziale in vista dei prossimi incontri programmati tra governo e sindacati per il mese di settembre. I due appuntamenti, fissati rispettivamente per l’8/09 e il 16/09, saranno decisivi per determinare quali provvedimenti riusciranno a trovare uno sbocco effettivo all’interno della prossima legge di bilancio 2021 (al fine di poter risultare operativi già da gennaio del prossimo anno).

Sullo sfondo resta la necessità di trovare la quadra tra le esigenze dei lavoratori che vivono una situazione di disagio e quelle della tenuta dei conti pubblici, anche considerando le grandi sfide che si pongono a seguito della diffusione del Coronavirus e della conseguente crisi economica. Le richieste più urgenti dei sindacati riguardano il rinnovo delle opzioni di tutela in fase di scadenza al prossimo dicembre, visto che la quota 100 resterà comunque in vigore fino al termine del 2021.

Riforma pensioni, per il Ministero del Lavoro si procederà su due binari

Viste le premesse, appare improbabile arrivare a una soluzione definitiva per le opzioni in scadenza già con la prossima manovra. A mettere e mani avanti era stata la stessa Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo nel corso dell’ultimo confronto con le parti sociali, quando aveva evidenziato l’intenzione di procedere su due binari paralleli.

Così, il prossimo 8 settembre ci si occuperà prevalentemente delle misure previdenziali considerate più impellenti, ovvero il rinnovo dell’APE sociale e delle pensioni anticipate tramite opzione donna. La prima consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti, in base allo specifico profilo di disagio (disoccupati di lungo termine, invalidi, caregivers e lavoratori che hanno svolto attività gravose o usuranti). La seconda opzione permette il pensionamento dai 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di versamenti, accettando però il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Sullo sfondo permane inoltre anche la possibilità di riavviare la staffetta generazionale facendo ricorso ai contratti di solidarietà espansiva. Quest’ultimi dovrebbero consentire importanti agevolazioni ai datori di lavoro che si trovano davanti all’esigenza di svecchiare la platea dei propri dipendenti, assumendo però l’impegno sociale di favorire l’occupazione giovanile.

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Pensioni anticipate: la sfida della quota 41 e dell’uscita per tutti dai 62 anni di età

Se il quadro degli interventi da attuare nei prossimi mesi appare ben delineato, lo stesso non si può dire della riforma previdenziale che si renderà necessaria al termine del 2021. Infatti, dal primo gennaio 2022 la quota 100 non sarà più richiedibile. L’opzione sperimentale permette di ottenere l’accesso anticipato alla pensione a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti, rinunciando alla prosecuzione dell’attività lavorativa.

Senza la quota 100 per molti lavoratori che non faranno in tempo a maturare i requisiti di legge non resterà altro che attendere i criteri della pensione anticipata o di vecchiaia previsti in via ordinaria dalla legge Fornero. Nel primo caso sono necessari almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne). Nel secondo caso serve attendere i 67 anni di età con almeno 20 anni di versamenti.

I più sfortunati potrebbero così trovarsi a dover affrontare uno scalone fino a cinque anni nel caso in cui non riescano a maturare la quota 100 entro il 2021. Per cercare di fare fronte alla situazione i sindacati hanno proposto la quota 41 per tutti e l’avvio di una misura che consenta l’accesso alla pensione a partire dai 62 anni, senza particolari vincoli o penalizzazioni.

Le proposte si scontrano contro il costo dell’operazione e per questo motivo il governo prende tempo, mentre si moltiplicano le ipotesi di penalizzazioni legate al ricalcolo contributivo dell’assegno. Ma su queste proposte è difficile che possa arrivare qualcosa di concreto già con la legge di bilancio 2021, anche perché sarà necessario comprendere il reale impatto economico dettato da Covid-19. Facile quindi che su questo punto il tavolo negoziale fissato il prossimo 16 settembre tra governo e sindacati possa produrre solo una bozza incompleta e non ancora definitiva.

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