Pensioni: sarà scontro sui requisiti, nel governo e coi sindacati

Pensioni: sarà scontro sui requisiti, nel governo e coi sindacati

Legge di Bilancio, età, contributi, mobilitazione sindacale, in materia pensioni autunno caldo.

A settembre il governo italiano tra i tanti spinosi punti dovrà affrontare pure quello delle pensioni. Ed è su quell’autentico campo minato della previdenza che si preannunciano scontri in seno alla maggioranza.

Lo specifica bene un articolo del quotidiano «Il Giornale». E anche le ultime esternazioni del leader della Lega, Matteo Salvini sono state importanti per mettere in luce alcune differenze di vedute nel variopinto governo presieduto da Mario Draghi. E all’orizzonte si prefigura la minaccia di mobilitazione dei sindacati.

Pensioni, la vera spina nel fianco del governo Draghi

Lo chiamano rebus pensioni non a caso, perché davvero la situazione della previdenza è bollente. A fine anno finisce la sperimentazione triennale di quota 100 e il governo dovrà trovare alternative e soluzioni al primo grande problema che la fine della pensione a 62 anni produrrà.

Si tratta del ritorno pieno alla legge Fornero, questo il pericolo da scongiurare. E si lavora in questa direzione, come anche Matteo Salvini ha detto. «Non abbiamo parlato di Durigon, ma lui è il papà di quota 100 e sta curando la nostra proposta di riforma», questo ciò che ha detto Salvini a margine del summit che lo ha visto in audizione dal Premier Draghi.

La prima manovra finanziaria del governo Draghi dovrà affrontare proprio questo delicato capitolo. Appuntamento a settembre quindi, quando si inizierà a stendere la legge di Bilancio. Ma a settembre scade pure un altro cruciale snodo, perché scade quella specie di ultimatum dato dai sindacati al governo.

«Se non arriveranno risposte sulla riforma del sistema di previdenza e sulla loro piattaforma unitaria già presentata al ministero del Lavoro i sindacati minacciano la mobilitazione generale», questo riporta il quotidiano Il Giornale.

Pensioni, a che punto siamo

«Flessibilità in uscita a partire da 62 anni e riconoscimento di 41 anni di contributi», questa la proposta delle parti sociali su cui i sindacati stessi chiedono risposta al Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

La pentola a pressione è già sui fornelli quindi, e ai sindacati si unisce anche il pressing della Lega e del suo leader Matteo Salvini. «Non permetteremo un ritorno alla legge Fornero. Io ho la testa al 31 dicembre quando scade quota 100, e bisogna arrivare preparati con una riforma che tenga lontana la voglia di Fornero che qualcuno ha. Noi non lo permetteremo, questo è fuori discussione», questo il pensiero di Salvini.

Ma in seno alla maggioranza tutti chiedono interventi, anche perché è un argomento popolare che tira molto. Anche i pentastellati del M5S chiedono un intervento normativo, a maggior ragione se si pensa che con la Lega anche loro contribuirono al varo di quota 100 con il primo governo Conte.

«Garantire una maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori e istituire una pensione di garanzia per i giovani, che presentano carriere discontinue, sono obiettivi imprescindibili. Allo stesso tempo va estesa la platea dei lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti», Questo ciò che ha detto il capogruppo grillino di Montecitorio, Davide Crippa, che scongiura interventi tampone.