Autore: G.M

6
Ago

Pensioni, riscatto contributi esteso, ecco come funziona dopo circolare Inps

Coprire i periodi vuoti dal 1° gennaio 1996 si può

Oltre a quota 100, misura pilastro della scorsa legge di Bilancio c’è un altro provvedimento che avrà durata triennale. Come quota 100 infatti, anche il riscatto agevolato dei contributi scadrà il 32 dicembre 2021, dopo 3 anni di validità. La misura è molto importante poiché consente, dietro pagamento agevolato all’Inps, di riempire fino a 5 anni di contributi il proprio montante. L’Inps con una recente circolare ha provveduto a chiarire alcuni aspetti della misura ed alcuni dubbi interpretativi.

Da anno ad anno

La misura si applica a lavoratori del settore pubblico e privato ed anche agli autonomi purché senza anzianità contributiva nel sistema retributivo. In pratica il riscatto agevolato si applica a coloro che hanno iniziato a versare a qualsiasi titolo contributi dopo il 31 dicembre 1995.

O da soli o tramite il datore di lavoro, gli interessati potranno andare a coprire i periodi di vuoto contributivo dal primo all’ultimo anno di versamento. Il chiarimento dell’Istituto di Previdenza Sociale Italiano riguarda nello specifico proprio la data da cui fare partire e chiudere il periodo temporale entro cui poter riscattare i contributi.

Non si deve considerare il giorno del primo versamento o dell’ultimo, bensì l’anno. In altri termini di potranno coprire i periodi senza versamenti intervenuti tra il primo gennaio 1996 ed il 28 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del decreto che contiene questo particolare strumento, cioè il decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza).

Pensioni: come funziona il riscatto

Occorre presentare domanda all’Inps tramite i canonici canali telematici o tramite patronato. L’Inps provvederà a calcolare l’importo dovuto che il lavoratore dovrà pagare per rendere i periodi riscattati validi sia al diritto alla pensione che al calcolo del rateo mensile spettante. Si possono riscattare fino a 5 anni e se è il datore di lavoro a voler ringiovanire l’organico dipendenti potrà essere lui a pagare a nome del lavoratore.

Al datore di lavoro comunque spetta la deduzione dal reddito di impresa di quanto spenderà per riscattare i periodi di vuoto da contribuzione del suo lavoratore dipendente e facilitarne l’uscita per la pensione. La deduzione prevista è pari al 50% di quanto effettivamente versato. Al lavoratore che deve provvedere da solo al riscatto dei periodi necessari invece, il decreto consente di detrarre dall’Irpef dovuta sempre il 50% di quanto ha dovuto versare. La detrazione può essere fruita in 5 rate annuali di pari importo.

In pratica si porta in detrazione dalle dichiarazioni reddituali, ogni anno, un quinto di quanto speso per riscattare i periodi non coperti da contributi. Occorre ricordare infine che il pagamento del corrispettivo dovuto per il riscatto può essere pagati anche a rate sempre presentando richiesta all’Inps. Solo se gli anni riscattati servono per una immediata uscita dal mondo del lavoro e quindi per un immediato pensionamento, la rateizzazione non è fattibile.