Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: quelle di invalidità sono troppo basse, per la Consulta devono salire a 516,46 euro

La Corte Costituzionale si è espressa su quanto sollevato dalla Corte d’Appello di Torino, le pensioni vanno aumentate, ma senza retroattività

Ed alla fine, la Consulta ha definito incostituzionale l’importo che l’Inps eroga come pensione agli inabili al 100%. Questo quanto è emerso ieri, con la pronuncia della Corte Costituzionale relativa ad una questione sollevata dalla Corte d’Appello di Torino che si è rivolta ai giudici costituzionalisti proprio per una presunta incostituzionalità dell’importo della pensione di invalidità.

La Consulta ieri ha emesso il suo verdetto, secondo il quale le pensioni di invalidità sono troppo basse e che, pertanto, vanno aumentate per permettere ai beneficiari di condurre una vita dignitosa, come la Costituzione vuole.

La sentenza della Corte Costituzionale

Gli assegni di invalidità sono troppo bassi e l’importo andrà adeguato, questo ciò che la Consulta ha sancito ieri quando, dopo una lunga camera di consiglio, si è espressa sui dubbi di incostituzionalità sollevati sulle pensioni agli invalidi da parte della Corte d’Appello piemontese. La vicenda riguarda le pensioni per i cittadini inabili al lavoro con una percentuale pari al 100%.

Per questi soggetti, l’assegno di inabilità oggi erogato è pari a 285,66 euro al mese e per la Consulta questa cifra è troppo esigua, a tal punto da non assicurare ai beneficiari i mezzi necessari per sopravvivere. Nel dettaglio, la Corte Costituzionale ha ribadito testualmente che: «285,66 euro mensili, previsti dalla legge per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità, non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita».

In parole povere, secondo i giudici costituzionalisti, dal punto di vista dell’importo della pensione, viene disatteso il «diritto al mantenimento» previsto dall’articolo 38 della Costituzione della Repubblica.

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Adesso gli aumenti, ma senza arretrati da corrispondere per lo Stato

Per il quotidiano «Il Giornale», la decisione della Consulta è una bomba che scoppia per lo Stato che adesso è chiamato ad adeguare le cifre degli assegni per molti beneficiari di queste misure. Tutto è scoppiato per un ricorso che la Corte d’Appello ha mosso alla Corte Costituzionale e che riguardava un soggetto invalido perché affetto da tetraplegia spastica neonatale.

Adesso la pensione di questo soggetto, che fino ad oggi percepiva 285 euro al mese circa, al pari degli assegni di altri invalidi, a prescindere dalla loro patologia, dovranno essere adeguate a quanto stabilito dagli ermellini. Si dovrà salire alla soglia per le pensioni minime fissata a 516,46 euro. Solo così, secondo i giudici, la pensione per chi è inabile al 100% potrà essere considerata adeguata a garantire loro i mezzi necessari per vivere come la Costituzione prevede all’articolo 38: «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale».

L’incremento sarà garantito a tutti gli invalidi civili totali che hanno almeno 18 anni di età e scatterà come consuetudine, dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza. La Consulta infine, ha stabilito che questo incremento varrà solo per il futuro, cioè per le mensilità successive alla sua pronuncia, senza avere effetto retroattivo, cioè senza garantire ai pensionati arretrati sulle mensilità passate.