Autore: B.A

Pensione

Pensioni: quando assistere un familiare malato da diritto alla pensione anticipata

Pensione anticipata per assistenza familiari invalidi, come funziona?

In Italia molte persone sono costrette a sacrificare lavoro e carriere per la cura della propria famiglia e per la cura della casa. Questo è un problema annoso che riguarda soprattutto le donne, che in tema pensionistico sono molto penalizzate da questo punto di vista, perché riescono ad accumulare pochi anni di lavoro per via dei cosiddetti lavori di cura. E pochi contributi significano nella migliore delle ipotesi, pensioni di importo basso, mentre nella peggiore, impossibilità ad accedere al pensionamento per via del mancato raggiungimento dei requisiti.

Ma c’è anche chi si trova a dover assistere un familiare disabile. Una attività questa di assistenza di un disabile, che gioco forza richiede molto tempo ed è difficile da conciliare con il lavoro. E la normativa italiana non prevede misure pensionistiche che concedano la quiescenza anticipata ad un soggetto per il solo fatto che si trova costretto ad assistere un familiare invalido. Ma ci sono benefit che vanno approfonditi, perché le leggi a tutela di situazioni simili esistono.

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I benefici previdenziali per chi assiste un familiare disabile

La legge prevede benefici ai fini della pensione per coloro che assistono un familiare che è affetto da disabilità e che necessita di continuativa assistenza. Dal punto di vista delle pensioni per esempio, c’è l’Ape sociale, misura che però scade il 31 dicembre prossimo, anche se già si parla di un prolungamento della misura al 2021. Con l’Ape sociale si va in pensione già a 63 anni se allo stesso tempo si sono accumulati almeno 30 anni di contributi previdenziali versati.

Una misura questa tra il previdenziale e l’assistenziale, che non prevede la reversibilità a coniuge o figli in caso di decesso del beneficiario, e che non prevede tredicesima. Per poter uscire dal lavoro con l’Ape sociale nel caso di soggetto che assiste un familiare disabile, cioè un caregiver, occorre che l’assistenza sia continuativa da almeno 6 mesi prima della presentazione della domanda di Ape sociale.

Inoltre la percentuale di disabilità del soggetto bisognoso di assistenza deve essere di almeno il 74%. Stessa percentuale di disabilità e stessi vincoli anche per la quota 41, altra misura dedicata anche a chi assiste un disabile. Ma in questo caso, oltre ai 41 anni di contributi versati necessari a prescindere dall’età del richiedente la pensione, occorre che un anno sia stato versato, anche discontinuamente prima dei 19 anni di età, in modo tale da rientrare tra i precoci.

Altri benefit per chi assiste un disabile

Oltre a queste misure che offrono dei benefici pensionistici, il soggetto che assiste un familiare disabile ha diritto a dei permessi retribuiti mensili e un congedo straordinario, anch’esso retribuito. Si tratta dei benefici della legge 104, che però spesso non bastano, se il familiare disabile ha necessità di cure continuative. Ecco perché le due vie di uscita con quota 41 e Ape sociale risultano molto importanti in casi piuttosto gravi. Occorre ricordare infatti che sia l’Ape sociale che la quota 41 sono misure che possono essere sfruttate solo se il familiare bisognoso di assistenza venga riconosciuto come portatore di handicap grave, perché non basta la semplice riduzione della capacità lavorativa.