Autore: Stefano Calicchio

Pensione

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Pensioni private 2020 e previdenza complementare: ecco come funziona il pilastro integrativo e quando permette l’uscita anticipata

Con la previdenza integrativa è possibile costruire una rendita anche a partire da un piccolo impegno mensile. E per chi è stato previdente in caso di perdita del lavoro dai 57 anni si aprono anche le porte delle pensioni anticipate.

La previdenza complementare o integrativa rappresenta il pilastro pensionistico privato, pensato per affiancarsi a quello pubblico e consentire di poter mantenere il proprio stile di vita anche durante il periodo della quiescenza. Fino a qualche anno fa l’idea generalmente condivisa dagli italiani era che la pensione dell’Inps avrebbe fornito risorse sufficienti per non andare incontro a difficoltà una volta usciti dal lavoro.

La crisi del sistema economico (e quindi del modello di welfare) e l’introduzione del meccanismo contributivo puro hanno cambiato le carte in tavola e per molti già oggi andare in pensione significa confrontarsi con un assegno più basso dello stipendio. Entro pochi decenni il tasso di sostituzione dell’ultimo stipendio è destinato a diminuire ulteriormente, con la prospettiva che i giovani di oggi si troveranno a doversi confrontare con assegni da poche centinaia di euro erogati dopo i 70 anni.

Ecco allora che l’esigenza di avere una pensione integrativa diventa un vero e proprio vincolo ineludibile nel 2020, considerando che nei prossimi anni il calcolo contributivo avrà un peso sempre più preponderante anche per coloro che si trovano all’interno del sistema misto.

Come funziona la previdenza complementare: l’iscrizione al secondo pilastro

La previdenza complementare consente al lavoratore (ma anche al disoccupato) di aprire un conto individuale agevolato sotto forma di fondo chiuso o aperto, oppure tramite il meccanismo assicurativo dei PIP (l’acronimo sta per piano individuale pensionistico). Gli accantonamenti risultano quindi effettivamente depositati e non semplicemente conteggiati (come nei piani a ripartizione).

Nella pratica, il sistema a capitalizzazione non prevede di pagare le pensioni con i contributi di altri lavoratori, ma solo restituendo quanto accantonato negli anni. Il sottoscrittore vedrà quindi crescere nel tempo il proprio capitale grazie a tre diverse fonti. I propri apporti, i versamenti effettuati per conto del datore di lavoro (nel caso di adesione ad un fondo di categoria) e gli interessi che rivalutano il capitale di anno in anno. Prima si inizia e meno risulta necessario versare mensilmente o annualmente per integrare il futuro assegno.

Così, per chi è molto giovane possono bastare anche piccoli versamenti (per un periodo di tempo molto lungo) al fine di garantirsi uno stile di vita adeguato in vecchiaia. Una volta arrivato il momento del pensionamento, il lavoratore potrà scegliere se avere una rendita, l’intero capitale (purché si resti al di sotto di una certa soglia massima di montante) o entrambe le soluzioni. La rendita potrà inoltre essere di diverso tipo, adattandosi alle specifiche esigenze del pensionato. Esistono infatti rendite certe per 5 o 10 anni, reversibili o controassicurate (in grado cioè di garantire l’intera restituzione del capitale anche in caso di premorienza).

Pensioni integrative: chi può procedere alle adesioni volontarie

Rispetto a coloro che possono aderire alla previdenza complementare, troviamo innanzitutto i lavoratori pubblici e privati (che generalmente hanno convenienza a fare riferimento al proprio fondo di categoria). Anche gli autonomi ed i liberi professionisti possono optare per un fondo aperto, così come i soci di cooperative e tutti i cittadini che risultano titolari di redditi diversi da quelli di lavoro. Infine, per gli iscritti ai fondi di categoria è possibile procedere anche all’inserimento dei familiari a carico (con una nuova posizione individuale), mentre chi non svolge attività lavorativa può scegliere sul mercato un fondo aperto oppure un PIP.

I vantaggi fiscali, le anticipazioni ed i riscatti

Durante la fase di accumulo gli iscritti hanno la possibilità di godere di particolari agevolazioni, beneficiando di una deduzione dal reddito soggetto a Irpef. L’importo massimo annuo deducibile è stato fissato dal legislatore in 5146,57 euro. Anche i rendimenti beneficiano di importanti vantaggi rispetto alla tassazione ordinaria, visto che l’aliquota massima è fissata al 20% (contro il 26% di quella applicata in via ordinaria). Per i Titoli di Stato in white list la tassazione è invece fissata al 12,5%. A questo quadro va aggiunto anche il risparmio sull’imposta di bollo che normalmente viene applicata ai conti d’investimento.

A tutela degli iscritti risulta sempre possibile ritirare fino al 75% di quanto accumulato per spese sanitarie proprie, del coniuge o dei figli. Dopo 8 anni di permanenza è possibile inoltre prelevare la stessa percentuale per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, oppure il 30% per qualsiasi altro motivo e senza dover fornire alcuna giustificazione.

Il riscatto è invece possibile per invalidità permanente (con una riduzione della capacità lavorativa di almeno un terzo) o per la perdita dei requisiti dovuta alla cessazione del rapporto di lavoro per un periodo superiore ai 48 mesi. Infine, in caso di premorienza il montante accumulato viene liquidato in favore degli eredi. In ogni eventualità, il capitale non va mai perso (come invece può accadere in alcuni casi per i versamenti effettuati presso il sistema previdenziale pubblico).

Quando si matura l’accesso alla pensione integrativa

Gli iscritti alla previdenza complementare possono beneficiare della pensione integrativa una volta maturati i requisiti di quiescenza previsti per la pensione pubblica, oppure per il proprio sistema previdenziale obbligatorio (si pensi ad esempio ai liberi professionisti iscritti alle casse, con regole di uscita dal lavoro caratteristiche e specifiche). Un secondo vincolo prevede la maturazione di almeno 5 anni di anzianità d’iscrizione al fondo.

Anche l’erogazione delle rendite (o del capitale finale in un’unica soluzione) può beneficiare di una tassazione ridotta, che si va ad applicare esclusivamente alle somme portate in deduzione. In questo caso, l’aliquota massima applicata è del 15%, che scende dello 0,3% per ogni anno di permanenza nel fondo oltre al quindicesimo. L’aliquota minima non può comunque risultare inferiore al 9%.

In caso di perdita del lavoro in età avanzata è possibile beneficiare anche della Rita, acronimo di Rendita integrativa temporanea anticipata. Quest’ultima consente il prepensionamento attraverso l’erogazione di una parte o tutto il capitale accumulato sotto forma di rate pagate fino alla maturazione della pensione ordinaria.

Si può usufruire dell’opzione con un anticipo massimo di 10 anni rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia (quindi dai 57 anni di età) e 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare, purché si risulti inoccupati da almeno 24 mesi. In alternativa è possibile usufruire della RITA anche a 5 anni dalla maturazione della pensione di vecchiaia, cessando l’attività lavorativa e con almeno 20 anni di versamenti presso il regime obbligatorio (oltre ai 5 anni di anzianità previsti nella previdenza complementare).