Pensioni precoci e gravosi: tutti con 30 anni di contributi

Pensioni precoci e gravosi: tutti con 30 anni di contributi

Potenziare l’anticipo pensionistico magari cancellando quota 41.

Ancora novità, ipotesi e progetti sulle pensioni. Adesso si parla di uniformare l’uscita con 63 anni e 30 anni di contributi a precoci e gravosi come adesso funziona con invalidi, disoccupati e caregivers. E dal momento che si parla di precoci, probabile che l’istituto dell’Ape sociale venga esteso anche a chi oggi gode della quota 41. Naturalmente, non prima di aver potenziato, come platea, l’Anticipo pensionistico sociale.

Pensione con 30 anni di contributi da estendere anche ai precoci

Un tempo per lavoratori precoci si intendevano lavoratori che hanno iniziato la carriera prima del compimento della maggiore età. Da qualche anno però, la definizione di lavoratore precoce è stata applicata a lavoratori che hanno almeno un anno di contributi versati prima dei 19 anni di età.

Anche se i 12 mesi di contribuzione antecedenti il 19imo anno di età erano discontinui. Si tratta di quei lavoratori ai quali è stata destinata la misura conosciuta come quota 41.

Una misura su cui adesso si ragiona sulla estensione a tutti (difficile), o sulla sua cancellazione (una novità frutto di indiscrezioni). In effetti si potrebbe arrivare a cambiare registro anche per i precoci, concedendo loro la possibilità di pensionamento con 30 anni di contributi, ma ad una determinata età.

Ape estesa a tutti o quasi, compresi i precoci

Il potenziamento dell’anticipo pensionistico con l’Ape sociale è una certezza o quasi. Infatti la commissione sui lavori gravosi punta ad estendere la possibilità di pensionamento con la misura, a molte più categorie rispetto alle 15 oggi previste dalla normativa vigente.

Ape sociale e quota 41 sono collegate proprio come platea. Oggi possono lasciare il lavoro senza limiti di età, i lavoratori che hanno 41 anni di contributi versati, di cui 35 effettivi e uno prima dei 19 anni di età, ma che allo stesso tempo come platea, rientrano nell’Ape sociale. Quindi, lavori gravosi, invalidi, caregiver e disoccupati.

Proprio sui lavori gravosi adesso potrebbero essere estese le platee di attività a cui destinare l’Ape sociale. E si pensa a ridurre da 36 a 30 anni la contribuzione utile. Infatti oggi per i lavori gravosi servirebbero 36 anni di versamenti, mentre per invalidi, disoccupati e caregiver ne bastano 30.

L’allargamento della platea dei lavoratori alle prese con i lavori gravosi però, in base alle ipotesi più attendibili, non dovrebbe interessare la quota 41. E c’è chi vorrebbe unificare totalmente le due misure. In primo luogo concedendo la possibilità di uscita anche ai lavori gravosi con 30 anni di contributi e non con 36 anni.

Infatti la soglia dei 36 anni è considerata difficile da centrare per molte delle attività di lavoro gravoso previste (gli edili per esempio). E poi si pensa ai precoci, da inserire dentro l’Ape sociale. In pratica, anche i precoci dovrebbero uscire dal lavoro con 30 anni di contributi, ma con lo stesso limite di età fissato a 63 anni come prevede proprio l’Ape sociale.