Autore: Stefano Calicchio

Pensione - TFR

Pensioni sempre più basse: serve una rendita integrativa, ma l’opzione permette anche l’uscita anticipata

I fondi pensione diventano sempre più fondamentali per chi è in età di lavoro. Il calo del Pil produrrà assegni più bassi, mentre la progressiva adozione del calcolo contributivo renderà indispensabile disporre di una rendita integrativa.

Le pensioni pubbliche continuano a scontrarsi contro il calo del Pil e la progressiva adozione del sistema contributivo puro. Se da un lato la crisi sta producendo uno stallo nella rivalutazione dei montanti previdenziali, dall’altra parte il passare del tempo sta facendo pesare sempre meno le regole di vantaggio del sistema misto - retributivo per il calcolo della futura pensione. Con la conseguenza che entro pochi anni i lavoratori potrebbero scontrarsi con un assegno previdenziale più basso anche del 30% rispetto all’ultimo stipendio.

Le cose potrebbero andare ancora peggio per chi è in proprio e per i liberi professionisti, che spesso hanno come riferimento aliquote percentuali inferiori ai dipendenti per la contribuzione all’Inps oppure alla propria cassa di previdenza privata. In un contesto come quello appena delineato, chi ha davanti a sé ancora diversi anni di lavoro è chiamato ad agire con previdenza (e urgenza) per non trovarsi spiazzato in età avanzata, quando ormai sarà troppo tardi per porre rimedio.

Pensioni integrative: l’assegno privato aiuta a colmare il calo di quello pubblico, ma permette anche l’uscita anticipata

Tenendo a mente lo scenario appena delineato, diventa immediatamente evidente il motivo per il quale oggi è fondamentale aprire un fondo pensione al fine di avere maggiori garanzie durante l’età della vecchiaia. Il motivo principale resta quello appena evidenziato, ovvero la necessità di integrare un assegno pubblico che sarà sempre più basso e che difficilmente potrà garantire lo stesso tenore di vita al contribuente una volta che terminerà la propria carriera lavorativa.

La pensione di scorta permette di colmare il gap beneficiando dei vantaggi fiscali durante il periodo di accumulo (tramite le deduzioni) e di ulteriori vantaggi al momento del pensionamento (tramite l’applicazione di una ritenuta massima del 15% sulla rendita, che può scendere al 9% in base agli anni di permanenza nella previdenza integrativa). Oltre a ciò, consente anche di ottenere delle anticipazioni di capitale durante la fase di accumulo.

Infine, nel caso in cui si perda il lavoro in età avanzata permette di beneficiare di una rendita (RITA) a partire dai 57 anni di età, con 10 anni di anticipo rispetto ai requisiti ordinari di pensionamento previsti nella previdenza pubblica. Il ricorso a questo strumento rappresenta quindi un vero e proprio salvagente soprattutto per quei lavoratori che attualmente possono contare su stipendi medio - bassi e che in futuro matureranno pensioni contributive di importo esiguo. Leggi anche: Quando conviene eliminare dei contributi che danneggiano la pensione