Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

7
Feb 2020

Pensioni: per Tridico ‘sistema completamente sostenibile’, ma dai sindacati arriva un nuovo altolà sulle mancate indicizzazioni

Sulle rivalutazioni delle pensioni governo e sindacati tornano a confrontarsi nella giornata di oggi, mentre dall’Inps si prende posizione sulla tenuta della previdenza pubblica.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 7 febbraio 2020 vedono emergere nuove importanti dichiarazioni dal Presidente dell’Inps Pasquale Tridico in merito alla sostenibilità del sistema pensionistico pubblico. Dai sindacati arriva invece un richiamo agli effetti negativi delle mancate rivalutazioni; una presa di posizione che si concretizza proprio il giorno prima del nuovo tavolo di confronto con il governo sul tema. Infine, dalla politica si chiede di dare seguito alla recente proposta per concretizzare un fondo di previdenza complementare all’interno dell’Inps.

Tridico (Inps): il sistema pensionistico è completamente sostenibile

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico è intervenuto in audizione presso la Commissione Esteri del Senato, facendo il punto della situazione in merito allo stato ed alle esigenze previdenziali dei cittadini che hanno spostato la propria residenza fuori dai confini italiani. In questo senso, dall’ente previdenziale si precisa che “la sostenibilità del nostro sistema pensionistico è messa in discussione da alcune istituzioni, ma il sistema è perfettamente e completamente sostenibile”.

Infatti, secondo quanto evidenziato dall’economista alla guida dell’Inps, “il 16% di Pil di spesa pensionistica, che è accusato di essere un ammontare troppo importante e di rendere insostenibile il sistema, contiene al suo interno la parte contributiva ma anche quella assistenziale”. Se invece si scomputano i dati, “il regime contributivo pesa per l’8% sul Pil, mentre in Portogallo, dove c’è un’imposizione fiscale molto vantaggiosa, se lo sognano perché sono molto al di sopra dell’8%”, ha concluso Tridico.

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Pensioni, l’altolà in arrivo dalla Uil: con lo stop all’indicizzazione una mensilità in meno

Dalla Uil arriva un nuovo richiamo alle conseguenze negative dovute al blocco dell’indicizzazione delle pensioni, avvenuto a partire dal 2011. Secondo quanto indicato dal Segretario Confederale Domenico Proietti, l’effetto di tale provvedimento ha prodotto “danni gravissimi” e “permanenti” nei confronti di milioni di pensionati.

La misura è stata infatti pensata con l’unico obiettivo di “continuare a fare cassa” sulla platea di riferimento, così come indicato all’interno di uno studio prodotto dai tecnici del sindacato. Basti pensare che un pensionato con un assegno di 1500 euro nel 2011 oggi percepisce una pensione di 1575 euro, anziché i 1649 euro che sarebbero stati dovuti se non ci fossero state rimodulazioni e blocchi agli adeguamenti.

Si tratta quindi di 74,03 euro in meno al mese, per una cifra corrispondente a 962,39 euro l’anno. Un “danno che sarà permanente per tutta la vita del pensionati” evidenzia quindi Proietti, spiegando che a livello operativo “è come se quest’anno il pensionato percepisca una mensilità in meno”. Anche per questo si chiede di ripristinare l’indicizzazione piena degli assegni, basata sul paniere Foi.

Riforma del settore: oggi 7 febbraio il nuovo tavolo presso il Ministero del Lavoro

Nella giornata di oggi 7 febbraio 2020 prenderà quindi forma il nuovo confronto tra governo e piattaforma unitaria sindacale (composta da Cgil, Cisl e Uil). Al centro della discussione il meccanismo di rivalutazione degli assegni, che ha subito nel corso degli ultimi anni continue modifiche e correzioni. I sindacati puntano il dito contro la perdita del potere d’acquisto dovuta ai provvedimenti presi in precedenza e chiederà all’esecutivo un cambio di passo finalizzato a garantire la tenuta delle pensioni e del loro potere d’acquisto.

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Pensioni, Fassina (Leu) sulla proposta della previdenza integrativa di Tridico

Da Liberi e Uguale arriva un invito all’ascolto indirizzato verso il governo in merito alla proposta di apertura di un fondo pubblico di previdenza complementare presso l’Inps, avanzata recentemente dal Presidente Pasquale Tridico. Secondo quanto evidenziato dal parlamentare, si tratta infatti di “una proposta win - win” perché “beneficia i lavoratori e le lavoratrici a retribuzione insufficiente per alimentare un fondo di previdenza complementare di categoria o a maggior ragione privato e beneficia gli investimenti pubblici in Italia, dato che circa l’80% delle contribuzioni raccolte dai fondi di previdenza complementare privata sono dirottati fuori dai confini nazionali”.

L’ipotesi rappresenta quindi una soluzione importante anche per rilanciare il sistema Paese. “Come ricorda il Presidente Tridico attraverso una stima prudenziale, si potrebbe arrivare a 10 miliardi all’anno. Un importo enorme da dedicare al green deal, a cominciare dall’edilizia residenziale pubblica. Auspichiamo che la Ministra Catalfo avvii al più presto il lavoro istruttorio necessario”, ha quindi concluso l’esponente di LeU.