Autore: Stefano Calicchio

Pensione

Pensioni, oltre 6 italiani su 10 pensano di dover posticipare l’uscita dal lavoro

Una recente ricerca commissionata da Randstad a livello globale rende evidente la paura degli italiani rispetto all’eventualità di dover andare in pensione sempre più tardi.

Crescono le preoccupazioni degli italiani rispetto al raggiungimento dell’agognata quiescenza. Questa volta a dimostrare che la pensione appare come un traguardo sempre più lontano è una ricerca condotta e pubblicata da Randstad, società che si occupa della gestione delle risorse umane su scala mondiale. L’operatore interinale ha intervistato circa 800 persone tra i 18 ed i 67 anni in ogni nazione nella quale opera, delineando così un profilo approfondito sulle aspettative di natura previdenziale dei lavoratori.

I dati che emergono fanno riflettere sulle preoccupazioni relative al passaggio tra la vita lavorativa attiva e l’agognata quiescenza. Infatti, il 64% degli italiani intervistati pensa che sarà costretto a lavorare più a lungo, posticipando così l’accesso alla pensione. Un dato che rispetto alla media globale risulta più elevato del 2%.

Non va meglio se si parla di competitività dello stipendio, visto che appena il 54% pensa di ricevere un emolumento considerabile come competitivo. Mentre risulta migliore il dato relativo all’apprezzamento del proprio datore di lavoro: in questo caso sette persone su dieci ritengono che il proprio sforzo sia riconosciuto.

Gli italiani e la sfiducia sulla pensione: necessario lavorare più a lungo

Stante la situazione appena evidenziata, il verdetto dell’indagine avviata da Randstad non lascia adito a dubbi. Gli italiani sono preoccupati circa il proprio futuro previdenziale e pensano che saranno costretti a lavorare sempre più a lungo per poter accedere all’agognata pensione. Una sfiducia che diventa evidente quando si analizza il gender gap, visto che la convinzione è particolarmente radicata nelle donne (il dato viene rilevato nel 66% del campione).

Anche i giovani si trovano particolarmente coinvolti dalla vicenda, esprimendo la propria preoccupazione nel 67% dei casi. Mentre il segmento più colpito dalla convinzione di dover proseguire più a lungo nella propria attività lavorativa è quello che va dai 35 ai 44 anni, con un dato che tocca il 69% dei casi.

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Il miraggio della pensione e la concorrenza dei lavoratori più giovani

Proprio quest’ultima fascia di età resta inoltre sotto pressione per la necessità di reskilling professionale, stante la distanza che ancora separa i lavoratori dall’accesso alla quiescenza e la continua crescita dei parametri di accesso all’Inps. Un fenomeno che inevitabilmente crea incertezza e pone l’interrogativo sulla possibilità di essere sostituiti da personale più giovane.

Così, nel 72% dei casi i lavoratori ritengono che le aziende preferirebbero assumere un lavoratore più giovane, ritenendolo maggiormente ideone all’uso delle tecnologie. Una considerazione che spinge all’apertura verso la formazione e all’aggiornamento professionale, al fine di aggiornare le proprie competenze e rimanere competitivi sul mercato del lavoro.

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