Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni, oggi il pagamento degli assegni: Poste aperte nelle zone del Coronavirus

In Francia la riforma delle pensioni bypassa il Parlamento. Mentre in Italia oggi c’è il primo segnale di ritorno alla normalità nelle zone rosse del Coronavirus, con la riapertura degli uffici postali per il pagamento delle pensioni.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 2 marzo 2020 vedono arrivare nuovi importanti aggiornamenti in merito all’apertura degli uffici postali nelle zone rosse per garantire il pagamento degli assegni. Nel frattempo nella vicina Francia il governo decide di approvare la discussa riforma delle pensioni attraverso uno strappo contro il parlamento ed agendo per decreto. Mentre dal CNEL arrivano nuove prese di posizione rispetto al problema del gender gap ed alla necessità di riconoscere il lavoro di cura dal punto di vista previdenziale.

Pensioni, oggi si riscuote l’assegno di marzo: uffici postali aperti nelle zone rosse

Con le scuole ancora chiuse in tutta la Lombardia un primo segnale di ritorno alla normalità si concretizzerà oggi proprio nelle zone rosse grazie al pagamento delle pensioni. Gli assegni previdenziali di marzo sono infatti previsti in pagamento per il giorno 2/03 ed in tal senso Poste Italiane ha annunciato la riapertura dei propri uffici anche nelle zone rosse.

Quello di questo lunedì rappresenta un vero e proprio test di ripartenza non solo per le aree più colpite dal Coronavirus, ma anche per tutta l’Italia. Da molti la riapertura dei cinque uffici di Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione d’Adda, San Fiorano e Vo’ Euganeo (in provincia di Padova) è vista come un vero e proprio segnale distensivo.

L’azienda ricorda in ogni caso che resta sempre possibile richiedere l’accredito gratuito della propria pensione sul conto BancoPosta, oppure sul libretto di risparmio postale o ancora su di una carta prepagata Postepay Evolution. Nel lodigiano aveva già ottenuto negli scorsi giorni il via libera alla riapertura anche la Mta di Codogno, un’azienda operante all’interno del settore automotive che fornisce componenti per le principali case automobilistiche (come Fca, Renault e Bmw).

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In Francia lo strappo del governo sulla riforma delle pensioni

Nel frattempo in Francia si registra un nuovo colpo di scena in merito alla riforma previdenziale, con il governo transalpino che ha compiuto un vero e proprio strappo rispetto alla dialettica in corso ed alle richieste avanzate dai lavoratori e dai sindacati. L’esecutivo ha infatti deciso di bypassare la discussione parlamentare, che era in corso da quasi due settimane e che finora non aveva portato a passi in avanti per gli oltre 40mila emendamenti presentati dall’opposizione.

Alla fine il Premier francese Édouard Philippe ha deciso di prendere posizione per superare l’opposizione parlamentare richiamando il comma 3 dell’articolo 49 della Costituzione. Di fatto, il provvedimento ha sciolto ogni possibilità di prosecuzione del dibattito nell’aula parlamentare, approvando senza completare la discussione la legge riguardante la riforma del sistema pensionistico e portando a compimento l’obiettivo del Presidente Emmanuel Macron.

D’altra parte, la reazione è stata durissima sia dall’opposizione che dai sindacati. La prima ha presentato diverse mozioni di sfiducia e censura, che però difficilmente potranno ottenere un riscontro vista la mancanza di un numero di voti sufficienti. Le parti sociali hanno invece promesso di riprendere la mobilitazione, nonostante il governo abbia contestualmente vietato gli assembramenti con più di 5mila persone per via dell’emergenza Coronavirus. Resta il fatto che la difficile situazione di conflitto sociale scaturita dalle proposte di riforma delle pensioni pubbliche non sembra destinata a quietarsi dopo lo strappo avanzato dai decisori pubblici francesi.

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Dal CNEL le nuove prese di posizione contro il gender gap e sulla necessità di riconoscere il lavoro di cura

“Il CNEL ritiene che il Paese debba fare un salto culturale per l’affermazione del principio di co-genitorialità e di condivisione delle responsabilità del lavoro di cura in tutte le fasi della vita familiare”. Lo hanno affermato il Presidente Tiziano Treu e la consigliera Paola Vacchina, durante un’audizione tenutasi davanti alla Commissione lavoro della Camera dei Deputati.

Secondo i due esperti, “per rendere effettiva l’affermazione di tali principi” è necessario muoversi “da azioni che contrastino la perdita economica determinata dal mancato pieno apporto della componente femminile alla crescita e alla competitività, e che intendano il lavoro di cura un investimento di cui beneficia l’intera società”.

In questo senso, per i due dirigenti del CNEL “non si tratta di un percorso facile: occorre soprattutto tener conto che il Paese sconta una drammatica disomogeneità sociale, economica e culturale sul territorio”. Per rendersene conto basta osservare gli ultimi dati Istat, che vedono un differenziale relativo al tasso di attività del 19,2% a favore degli uomini, mentre il differenziale del tasso di occupazione corrisponde al 18,6%. Per quanto concerne invece il divario di genere rispetto al lavoro non retribuito, corrisponde a circa 2 ore al giorno.