Pensioni, sulla nuova riforma il governo Draghi non si espone: ma resta la scadenza della quota 100 a fine 2021

Le pensioni sono tra i temi sui quali il neo premier Draghi ha sorvolato durante il proprio intervento in Parlamento. Ma il dossier resta sul tavolo, e in particolare su quello del Ministro del Lavoro. Serve ripensare la flessibilità entro il prossimo 31 dicembre 2021.

La prossima riforma delle pensioni resta tra i grandi interventi di ristrutturazione del nostro sistema paese che si rendono necessari entro i prossimi mesi, ma il tema non è stato toccato durante il discorso del Premier Mario Draghi in Parlamento. La richiesta di fiducia è arrivata senza che si toccasse la vicenda, che resta uno dei capitolo più spigolosi da affrontare e risolvere per l’esecutivo.

D’altra parte, le difficoltà sono molteplici e incrociate. Da un lato c’è l’aspetto economico, con l’Inps che risulta pesantemente gravata dalle misure assistenziali erogate negli ultimi anni e con l’avvento del coronavirus. Dall’altro lato è indispensabile rendere più flessibile l’accesso alla pensione e alleggerire la rigidità della legge Fornero, pensata anch’essa durante un momento di crisi e con la logica dell’emergenza.

Finora un vero aggiustamento e riequilibrio della riforma lacrima e sangue del governo Monti, ormai a 10 anni dalla sua istituzione, non è ancora arrivato. Con le conseguenze che tantissimi lavoratori possono riscontrare in modo diretto.

Riforma pensioni e scadenza della quota 100: serve intervenire entro il prossimo 31 dicembre

Stante la situazione, la quota 100 è stata resa disponibile in via sperimentale a partire al 2019 e scadrà comunque il prossimo 31 dicembre 2021. Senza un ulteriore intervento correttivo sul sistema, i lavoratori si troveranno a confrontarsi con un improvviso scalone di 5 anni. Una situazione che rende comunque indispensabile un intervento nei prossimi mesi. D’altra parte, una mini proroga dell’opzione non risulta in discussione, visto che la possibilità è stata esclusa dallo stesso premier Draghi durante le consultazioni.

Sul punto si attende di capire l’orientamento del neo Ministro del Lavoro Andrea Orlando, che ha già incontrato in prima battuta i sindacati. Escludendo la proroga della quota 100, l’ipotesi è di agire sulle soglie di pensionamento e sui coefficienti di trasformazione, anche considerando la crescente importanza del sistema contributivo puro nel calcolo degli assegni che matureranno i lavoratori in questi anni.

Non solo pensioni anticipate: servono garanzie per i giovani e per il comparto previdenziale

Sullo sfondo resta comunque la necessità di un riordino di ampio respiro sul comparto previdenziale. A necessitare di un cambio di passo sono anche le regole di funzionamento del contributivo puro per i giovani. Quest’ultime non garantiscono le necessarie garanzie di welfare per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, ad esempio escludendo la possibilità dell’adeguamento alla minima proprio in favore di coloro che ne avrebbero più bisogno (precari, intermittenti, donne, lavoratori discontinui).

D’altra parte, anche il comparto della previdenza complementare è da tempo in attesa di un vero e proprio rilancio. Con l’Inps che erogherà assegni sempre più bassi, il fondo pensione rappresenta ormai un salvagente indispensabile per moltissimi lavoratori. Sul punto servono interventi di comunicazione volti ai lavoratori non iscritti, un abbattimento delle imposte e un allargamento dei sistema di silenzio / assenso per la prima iscrizione.