Pensioni, nel 2020 rivalutazione fissata allo 0,5%: assegni fermi nel 2021

Pensioni, nel 2020 rivalutazione fissata allo 0,5%: assegni fermi nel 2021

Sulle rivalutazioni delle pensioni arriva in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto ministeriale: conguaglio dello 0,1%, ma il prossimo anno gli assegni resteranno fermi.

Si confermano le prospettive di magre rivalutazioni per le pensioni, fermo restando il generale contesto di difficoltà dell’economia e quindi di stallo dell’inflazione. Il meccanismo di adeguamento degli assegni pensionistici non può che seguire i rilievi effettuati dall’Istat, con una previsione che risulta negativa (anche se il parametro non potrà comunque risultare penalizzante).

Ma procediamo con ordine e partiamo con la conferma del dato che riguarda l’anno in corso. Secondo quanto indicato all’interno di un apposito decreto risalente allo scorso 16 novembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella giornata di ieri, il tasso di adeguamento all’inflazione per l’anno 2020 è stato indicato allo 0,5%, contro una previsione effettuata nel 2019 dello 0,4%.

Pensioni e rivalutazioni: cosa cambia nell’adeguamento degli assegni

Tenendo presente il quadro di riferimento appena indicato, la differenza tra il tasso previsionale e quello consolidato è dello 0,1%, pertanto a partire dal 1° gennaio 2021 gli assegni verranno incrementati secondo tale parametro come conguaglio. Gli aumenti saranno applicati sulla base delle fasce di perequazione (aggiornate con la legge 160/2019 a partire dallo scorso mese di gennaio).

A livello pratico, la soglia percentuale molto bassa del conguaglio non produrrà comunque effetti significativi sugli assegni, visto che mediamente l’importo lordo crescerà di uno o due euro al mese (in base alla specifica fascia di reddito). In particolare, ricordiamo che la rivalutazione risulta piena fino a 4 volte l’assegno minimo, mentre è del 77% tra le 4 e 5 volte il minimo, del 52% tra le 5 e 6 volte il minimo, del 47% da 7 a 8 volte il minimo, del 45% fino a nove volte il minimo e del 40% oltre quest’ultima soglia.

L’Inps provvederà al conguaglio attraverso una misura una tantum che prenderà forma all’interno del cedolino della pensione di gennaio 2021, con un accredito che oscillerà tra le 10 e le 25 euro finalizzato al recupero della rivalutazione mancante per l’anno 2020. Per il 2021 è previsto invece un tasso di adeguamento negativo dello 0,3%, che verrà sterilizzato a zero in virtù del funzionamento del meccanismo di salvaguardia che accompagna la rivalutazione (per il quale il valore non può risultare in ogni caso negativo).