Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni minime sempre più giù? Integrazioni e sistema contributivo avranno impatto negativo in futuro

Oltre alla disoccupazione e al precariato, anche il sistema previdenziale per come diventerà rischia di creare pensionati poveri

Occorre pensare ad una pensione di garanzia per i giovani. Una cosa che sono anni che viene richiesta dai sindacati e che sembra sempre di più essere necessaria.

C’era ancora il Ministro Poletti, si ragionava sull’Ape, sulla versione sociale e volontaria dell’Anticipo pensionistico, sui precari e sui lavori gravosi, e già si parlava di pensioni di garanzia per i giovani. Erano i tempi dei governo Renzi e Gentiloni, con i summit sulle pensioni che vertevano proprio nel trovare una soluzione alle pensioni future.

Dopo aver varato l’Ape nelle sue varie forme e la quota 41, si parlava di fase 2 di riforma con la pensione minima per chi non riusciva ad avere carriere costellate dalla continuità. Questo però resta un argomento di strettissima attualità, soprattutto per la grave crisi odierna, con le problematiche del coronavirus a minare l’economia.

Le pensioni minime e quelle dei giovani di oggi, rischiano di essere davvero misere, perché l’ipotesi di milioni di pensionati giovani in futuro, mai come oggi appare attendibile.

Cosa sta succedendo per via del Covid

Il governo ha messo una pezza a una situazione che rischiava di degenerare prepotentemente. I lockdown, le chiusure e le restrizioni, in più di un settore lavorativo stanno mettendo in ginocchio molte aziende. I bonus e gli indennizzi non sempre bastano per consentire a determinate attività di andare avanti. E questo è un problema per milioni di attività in Italia, ma che non riguarda solo i datori di lavoro. Le chiusure delle attività producono inevitabilmente nuovi disoccupati.

Il governo ha messo una pezza a questo problema con le casse integrazioni e i divieti di licenziamento. Le prime dovrebbero fare capolino anche nella ormai imminente manovra di Bilancio, mentre per i divieti di licenziamento già nel decreto Ristori si è arrivati a una quasi certa proroga del blocco fino alla fine di marzo 2021.

Lavori stabili e continui mai come adesso non ce ne sono più. E uno dei problemi maggiori per le generazioni di oggi è proprio l’assenza di lavoro stabile e continuo. Questa problematica che oggi riguarda la stabilità reddituale di famiglie e lavoratori, in futuro si tradurrà in pensioni da fame.

Pensioni minime da tutelare

In un sistema come quello italiano, ormai pressoché votato tutto al contributivo, meno versamenti ha un lavoratore, meno percepirà di pensione. L’importo dei ratei di pensione infatti man mano che passano gli anni verranno sempre di più calcolati con il sistema contributivo. Verrà meno la salvaguardia in termini di assegni di pensione, che fuoriusciva dalla parte retributiva di pensione.

I 40enni di oggi rischiano di rimanere in futuro con pensioni troppo basse per poter vivere una vita dignitosa. Se già ci sono difficoltà a racimolare periodi di contribuzione lunghi, se la propria pensione è calcolata senza tenere conto delle retribuzioni, gli importi dei ratei inevitabilmente caleranno.

Ed i 40enni di oggi, se non hanno iniziato a lavorare davvero giovani, sono i cosiddetti contributivi puri. Con il primo versamento di contribuzione dopo il 1995, è inevitabile che la pensione sia calcolata interamente con il penalizzante sistema contributivo. E visto che per queste pensioni con questo sistema di calcolo, non esiste integrazione al trattamento minimo come per chi ha anzianità antecedenti il 1996, il dado è tratto, perché gli assegni non verranno nemmeno portati come oggi alla soglia minima di 515 euro circa.