Autore: B.A

Pensione

12
Gen

Pensioni, le ultime ipotesi di riforma, tra quota 102 e lavori gravosi

Pensioni post quota 100, ecco alcune soluzioni.

In Francia, probabilmente per le manifestazioni e gli scioperi, il governo francese ha fatto un passo indietro sulla riforma che aveva varato e che avrebbe innalzato l’età pensionabile. Problemi transalpini sulle pensioni, ma anche in Italia la situazione è in fermento. Non tanto pere proteste o per gli scioperi, ma per i movimenti che circondano la previdenza italiana. Occorre riformare il sistema, soprattutto alla luce del fatto che dal 2022, quota 100 non sarà più attiva e lascerà uno scalone di almeno 5 anni.

Da più parti vorrebbero intervenire, tecnici, politici ed esperti, a prescindere dalla loro provenienza politica. E sembra che ci sia una certa convergenza verso una nuova Quota 100, con requisiti diversi, magari portando a 64 anni l’età pensionabile. Una riforma necessaria, ma che non deve ricalcare quella del primo governo Conte, quello gialloverde, che ha prodotto quota 100, misura che non è piaciuta a Bruxelles.

Due vie per andare in pensione, stessa età di uscita

È il quotidiano «il Giornale», diretto da Alessandro Sallusti che ha pubblicato un articolo che parla di pensioni e delle ipotesi di riforma. Sono due le vie che secondo il quotidiano, stanno prendendo sempre più piede. Due ipotesi simili e che hanno positivo riscontro da numerosi tecnici e addetti ai lavori.

Due ipotesi che hanno come denominatore comune, l’età pensionabile della nuova misura che dovrebbe superare quota 100. Uscita a partire dai 64 anni, idea in qualche modo condivisa da Cesare Damiano e Alberto Brambilla. E sembrano tutti d’accordo anche sul fatto che debba essere contributivo il calcolo della pensione, una cosa che limita la spesa pubblica, un po’ quello che accade con opzione donna cioè lo scivolo agevolato per le lavoratrici.

Requisiti contributivi

Se su età e metodo di liquidazione delle pensioni quindi, tutti sembrano in perfetto accordo. Appare assai probabile che l’unica via che la riforma dal 2022 potrebbe prendere è quella dei 64 anni di età. Ed è così anche per il metodo di calcolo del pensioni, che si deve basare sul numero di anni di contribuzione versata. Proprio sui contributi versati invece, le proposte non sono del tutto simili.

C’è chi vorrebbe abbassare il montante contributivo della quota 100. Brambilla per esempio, vorrebbe ridurre a 36 o 37 anni i contributi minimi da raggiungere, che per quota 100 sono 38. Quindi, età 64 anni e contributi versati 36 anni, dei quali, massimo 3 anni figurativi.
Molti però vorrebbero fissare a 38 anni il requisito contributivo, che insieme ai 64 anni di età darebbe i natali alla quota 102 di cui si sente parlare in questi giorni.

Le soluzioni più assistenziali

Quota 100 quindi, potrebbe diventare una quota 102, con una età minima più alta e con contributi minimi uguali a quelli della precedente misura. E sarebbe una misura aperta a tutti, senza distinguo tra donne e uomini o tra tipologie di attività svolte e professioni. Ma c’è anche chi vorrebbe concedere una uscita anticipata di pensione, in base alle attività lavorative.

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico per esempio, che suggerisce misure basate sui grafi di gravosità. Più pesante il lavoro svolto, prima di andrebbe in pensione. Verrebbe stilata una classifica delle attività lavorative, a cui verrebbero dati punteggi di gravosità. Una misura piuttosto simile all’Ape social, ma che i più ritengono assistenziale e poco previdenziale.