Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: le soluzioni per incrementare i contributi versati

Pace contributiva, riscatto, figurativi e volontari, tutti i contributi che possono tornare utili.

Oggi per poter lasciare il lavoro occorre raggiungere sempre un determinato numero di anni di contributi versati. Su questo dubbi zero dal momento che sia le misure che prevedono un limite di età come la pensione di vecchiaia ordinaria che quelle distaccate da limiti anagrafici come le anticipate, hanno come requisito il montante contributivo. Ma come si fa a massimizzare tutto ciò che offre la normativa per raggiungere montanti contributivi piuttosto elevati, come molte misure previdenziali precedono.

Contributi da lavoro e figurativi

Per andare in pensione naturalmente, i contributi da lavoro sono tutti utili. E nel sistema previdenziale che verte verso il contributivo, più sono alti i contributi e più è alta la pensione, con i contributi che sono tarati sullo stipendio allo stesso modo (stipendio alto più alti i contributi).

Oltre ai contributi da lavoro, anche se con alcune limitazioni per determinate misure, valgono pure i cosiddetti figurativi. Si tratta di contributi che lo Stato versa ai lavoratori durante determinati periodi della carriera contributiva di un lavoratore.

Alcuni sono automatici, come per esempio le disoccupazioni indennizzate Inps. Ma poi ci sono anche le maternità, la cassa integrazione. Figurativi anche i contributi per il servizio militare per esempio. Ma questo va aggiunto nel montante tramite domanda all’Inps.

Contributi volontari

Un capitolo a parte riguarda i contributi volontari. In pratica, al lavoratore interessato può venire concessa la cosiddetta prosecuzione volontaria. Specie adesso che c’è una riforma del pensioni, più o meno alle porte, potrebbe essere il caso di mettere in cassaforte il diritto alla pensione con una delle misure destinate a sparire e ad essere sostituite con quelle nuove, magari meno favorevoli delle precedenti.

Come specifica l’Inps, «Il lavoratore che ha cessato o interrotto l’attività lavorativa può accedere al versamento volontario dei contributi per perfezionare i requisiti di assicurazione e di contribuzione per raggiungere il diritto alla pensione e per incrementare l’importo del trattamento pensionistico, se sono già stati perfezionati i requisiti contributivi richiesti.»

In pratica, al fine di perfezionare il diritto e la determinazione di tutti i tipi di pensione diretta o indiretta, dietro domanda di autorizzazione si può chiedere all’Inps la cosiddetta prosecuzione volontaria.

L’autorizzazione ai versamenti volontari è subordinata alla cessazione o all’interruzione del rapporto di lavoro, dal momento che si può ottenerla anche in caso di sospensione dell’attività e pure in caso di passaggio al part time. Una volta autorizzati, il via libera non ha decadenza e non è necessario continuare a versare in maniera costante dal momento che sospensioni e riprese dei versamenti sono lasciate alla facoltà del beneficiario.

I riscatti, come sono e cosa significano?

Sempre ai fini pensionistici, il lavoratore può ottenere il riconoscimento di periodi assicurativi non coperti da contribuzione. Al riguardo occorre dire che un anno di contributi versati è pari a 52 settimane e i contributi non si possono sovrapporre nel senso che quando un periodo è coperto completamente, magari da versamenti da lavoro dipendente, gli altri versamenti per lo stesso periodo non sono utili (capita per esempio di avere versamenti da lavoro dipendente o contributi figurativi che si sovrappongono per lo stesso periodo da altri tipi di contribuzione, come quelli da coltivatore diretto per esempio).

I periodi scoperti da contribuzione che possono essere recuperati sono quelli del corso di laurea per esempio. Ma ci sono anche i periodi di vuoto previsti dalla Pace contributiva. Il riscatto in pratica, è un’operazione che consente al lavoratore di ottenere, a proprie spese, il riconoscimento contributivo dei periodi durante i quali risulta senza copertura previdenziale.

Il corso di studio universitario può essere riscattato anche in forma agevolata come previsto dagli ultimi interventi normativi. Un modo per consentire ai lavoratori di rendere utili alla pensione anche gli anni passati per la laurea ed in maniera meno onerosa del riscatto ordinario. Naturalmente ci sono vincoli e limiti che la normativa Inps prevede, ma si tratta di una valida occasione per completare il montante contributivo di cui si è carente di fronte ad una qualsiasi misura previdenziale.

Con il decreto legge n° 4 del 2019, è stata introdotta anche la cosiddetta Pace Contributiva. Fino a tutto il 2021 viene concessa ai lavoratori la possibilità di recuperare a condizioni semplificate e con oneri agevolati eventuali buchi contributivi tra un lavoro l’altro. Una novità questa che riguarda i cosiddetti contributivi puri, soggetti privi di anzianità al 31 dicembre 1995 e non ancora titolari di pensione.

Grazie a questa Pace Contributiva si possono riscattare dietro pagamento, i periodi intercorsi tra il primo versamento della carriera e l’ultimo. Si possono riscattare i periodi antecedenti il 29 gennaio 2019, che è la data in cui la misura e il suo decreto sono entrati in vigore.