Pensioni: la riforma Fornero si può correggere, ecco come

Si susseguono idee, lanci di nuove proposte e ipotesi nuove misure, per Brambilla la Fornero si può correggere.

Per il post quota 100 le soluzioni fin qui proposte sono davvero tante. Ci sarebbe una quota 102, magari penalizzando gli assegni oltre naturalmente al passaggio all’uscita a 64 anni anziché ai 62 previsti da quota 100. Poi si parla di quota 92, questa si, misura con uscita a 62 anni e solo 30 di contributi. Ma solo per i lavori gravosi, non per la generalità dei lavoratori in stile quota 100.

Misure che tutto sono tranne che una riforma degna di questo nome. Misure tampone che detonano in parte gli effetti dello stop alla quota 100, ma non sono la panacea dei mali del sistema previdenziale. E allora tanto vale tenersi la Legge Fornero, ma ritoccandola per renderla più dignitosa. Lo propone il presidente del Centro Studi e Ricerche, Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla.

La riforma da riformare

«Come correggere la riforma Fornero e non svantaggiare gli italiani che vanno in pensione» , questo ciò di cui si parla sul quotidiano «Il Giornale» che fa riferimento alle ultime idee in campo previdenziale di Alberto Brambilla. L’esperto non è nuovo a proposte e suggerimenti in materia previdenziale.

Il presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, esperto di pensioni e vecchio suggeritore dei pacchetti previdenziali delle campagne elettorali della Lega, vede la possibilità di andare a ritoccare l’attuale normativa previdenziale senza necessariamente il colpo di spugna auspicato da molti.

Questo poiché il 31 dicembre 2021 finisce la triennale sperimentazione di quota 100 che gioco forza lascerà l’ormai noto scalone di 5 anni. Uno scalone di cinque anni che nasce con il ritorno al pieno regime della Legge Fornero.

Uscita a 67 anni con la pensione di vecchiaia o con 42 anni e 10 mesi di contributi con la pensione anticipata, queste le vie che si ritroveranno gli esclusi da quota 100, misura quest’ultima che ha permesso a molti lavoratori di anticipare l’uscita dal lavoro senza particolari vincoli oltre al doppio requisito anagrafico e contributivo.

Per evitare di penalizzare tutti i lavoratori prossimi al pensionamento ma esclusi da quota 100, si dovrà intervenire con opportune salvaguardie per i cittadini, o correggendo la riforma Fornero. Ed è su quest’ultima via che cade il suggerimento di Alberto Brambilla.

Pensioni: la proposta di Alberto Brambilla

In base alla linea di pensiero di Alberto Brambilla, si otterrebbero i medesimi risultati di salvaguardia dei lavoratori apportando alcune modifiche alla riforma Fornero. Si potrebbe partire dall’uniformare i meccanismi retributivi, misti e contributivi.

Si dovrebbe intervenire salvaguardando i lavoratori con carriera iniziata successivamente al 31 dicembre 1995, i cosiddetti contributivi puri. Per questi il rischio concreto è quello di una pensione troppo bassa.

Ed un ritocco potrebbe riguardare l’aspettativa di vita, che influenza e misure previdenziali allontanando le pensioni dai lavoratori. E sulle pensioni anticipate, legate alla contribuzione versata e non all’età, occorrerebbe scollegare il collegamento della misura alle aspettative di vita.