Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: in futuro per molti saranno la metà dello stipendio

Calano gli assegni previdenziali e in futuro saranno ridotti rispetto all’ultimo stipendio del lavoratore.

Donne inevitabilmente penalizzate come pensione, ma non solo, anche assegni di pensione che calano per tutti. Questo lo scenario futuro della previdenza sociale italiana. Uno scenario non certo positivo ma inevitabile, per una serie di fattori che vanno dal sistema di calcolo al precariato, dal lavoro intermittente alla crisi occupazionale. L’analisi è nata da una ricerca della società di gestione del risparmio Moneyfarm e di Progetica.

Pensioni sempre più scarse

Pensione pari alla metà dello stipendio, che ultimamente non è nemmeno un granché, questo il futuro per molti lavoratori in vista della pensione futura. E non è certo un bel futuro. E l’analisi di Moneyfarm e di Progetica che prevede assegni ancora più bassi per le donne che rischiano una pensione più bassa fino al 20% rispetto ai colleghi uomini.

Lo studio è stato fatto prendendo a esame otto differenti profili di attuali lavoratori, sia uomini che donne. Età dei soggetti presi ad esame tra i 30 e i 60 anni che rende l’analisi molto attendibile, soprattutto per quanto riguarda i più giovani.

I numeri dello studio

In base allo studio, oggi la pensione netta pubblica è di 1.337 euro al mese. Parliamo di pensione media naturalmente Un sessantenne di oggi potrà però percepire una pensione vicina ai 1.560 euro al mese. Una donna di 40 anni di età oggi, in media arriverà a percepire 1.227 euro netti al mese.

Quando si parla di pensioni in base allo stipendio, si pensa sempre a un rapporto pari all’80%, cioè che la pensione sia pari all’80% dell’ultimo stipendio. Un rapporto che poteva essere reale in passato, ma che oggi appare superato.

Già il sessantenne di oggi, quello che può aspirare ad una pensione di circa 1.560 euro al mese, non arriverà a percepire più del 71% dell’ultimo stipendio.

Le donne che hanno compiuto 30 anni oggi, quando andranno in pensione non riusciranno a percepire di pensione nemmeno il 50% dello stipendio.

Ciò che più allarma di questo studio è che i dati sono stati fatti ottimisticamente. Infatti l’analisi tiene conto di uno scenario probabilmente lontano dalla realtà, con i lavoratori che hanno 25 anni almeno, di continuità lavorativa prima del pensionamento.

E tra l’altro i profili scelti riguardano uomini e donne lavoratori dipendenti. È oggettivamente ipotizzabile che per i lavoratori autonomi la situazione sua ancora peggiore, per non parlare di inattivi e disoccupati. Per loro, abbassandosi lo stipendio, si abbasserà nettamente pure la pensione. E questa non arriverà come dicevamo, a superare la metà dell’ultimo stipendio percepito.

Un quadro che definire disarmante è oggettivamente necessario. E sono numeri che devono senza ombra di dubbio interessare i vari tavoli di discussione che governo e sindacati da tempo effettuano. Immaginare che la pensione di garanzia per i giovani sia argomento dei prossimi summit non è certo esercizio azzardato.