Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione - Quota 100

Pensioni: il governo deciso a concludere la quota 100, doppia ipotesi 62 e 64 anni dal 2022

Sulle pensioni arrivano nuove dichiarazioni da parte dell’esecutivo (e in particolare dal MEF) riguardo la conclusione della quota 100. Importanti prese di posizione anche sullo stop alla cassa integrazione per tutti.

La partita sulle pensioni si giocherà sulla base delle risorse che saranno effettivamente disponibili e sulla necessità di garantire la sostenibilità dei conti pubblici, ma nel percorso che si va delineando il governo ha chiarito in diverse occasioni che la quota 100 non sarà rinnovata. Nuove dichiarazioni in tal senso sono arrivate nelle scorse ore dal titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha ricordato l’impostazione dell’esecutivo sui temi riguardanti previdenza e welfare.

Secondo quanto ribadito dal Ministro Roberto Gualtieri, “la quota 100 non ha rappresentato un utilizzo saggio delle risorse pubbliche, perché si è concentrata su una platea ristretta quando esistono tanti problemi”. In merito al suo impiego, l’esponente della maggioranza ha quindi evidenziato che “finisce tra poco e fortunatamente ha avuto un costo minore del previsto, perché non ha funzionato nemmeno tanto bene”.

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Rispetto a quanto avverrà nel prossimo futuro Gualtieri ha quindi spiegato che attualmente ci si sta ponendo il problema “di cosa fare dopo: per questo c’è un tavolo, guidato dalla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, al quale partecipiamo anche noi e che deve affrontare questa grande questione di come, nella piena sostenibilità della finanza pubblica e del sistema pensionistico, governare questo salto che si determina a un certo punto”.

Il riferimento va alle regole di uscita dal lavoro previste con la legge Fornero e allo scalone che si potrebbe venire a creare al termine della sperimentazione legata alla quota 100. Infatti, senza un intervento volto a calmierare il passaggio, potrebbero risultare necessari fino a cinque anni in più di lavoro per quei contribuenti che non dovessero riuscire a maturare i requisiti in tempo utile (62 anni di età e 38 anni di versamenti).

D’altra parte, anche nel welfare sono attesi cambiamenti importanti, a partire dalla riorganizzazione della situazione dopo gli interventi di stampo emergenziale che sono stati attivati con la pandemia da Coronavirus e la grave crisi sanitaria ed economica che ne è seguita. Al riguardo, il Ministro Gualtieri ha escluso la prosecuzione di “una cassa integrazione generalizzata e gratuita per tutti”, visto che “già ora la stiamo superando”.

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Per avere nuove certezze in merito alla direzione che prenderà la riforma delle pensioni bisognerà comunque attendere il prossimo 25 settembre 2020, quando Cgil, Cisl e Uil torneranno a confrontarsi con il governo attraverso un nuovo tavolo presso il Ministero del Lavoro. Le ultime ipotesi tecniche riguardanti la ricerca di una “quadra” in grado di garantire maggiore flessibilità in uscita dal lavoro senza pesare eccessivamente sui conti pubblici prevedono la possibilità di garantire il pensionamento a partire da 62-63 anni di età senza penalizzazione per chi ha un’anzianità contributiva di 36-37 anni e rientra nelle categorie meritevoli di tutela. Si pensi, ad esempio, a chi svolge lavori gravosi o usuranti.

Per gli altri lavoratori, la nuova flessibilità dovrebbe comunque garantire un meccanismo di uscita attorno ai 64 anni e con 37-38 anni di versamenti, in modo da ridurre la distanza tra i criteri della quota 100 e quelli dei meccanismi di uscita previsti con la legge Fornero. Questa ultima opzione sarebbe però legata anche a una penalizzazione del 2,5-3% l’anno, pensata per limitare il costo complessivo dell’operazione. Su tutte queste ipotesi si attende di conoscere il riscontro del nuovo incontro tra governo e sindacati fissato per il prossimo venerdì.

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