Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: flessibilità, uscita a 62 anni di età e calcolo diverso a 62 o a 67 anni

Si continua a parlare della proposta di riforma del sistema dell’Inps, con due strade particolari e da approfondire

Uscire a 62 anni di età, questa in termini pratici l’idea dell’Inps da cui far partire la riforma delle pensioni. Infatti c’è sempre da fare i conti con una riforma Fornero che rischia di tornare prepotentemente in auge dopo la chiusura di quota 100.
E poi c’è lo scalone di 5 anni da superare nel 2022, quando la quota 100 non ci sarà più. I nodi sono sempre gli stessi, con l’Inps che chiede interventi mirati e votati sulla flessibilità in uscita.

Pensione a 62 anni, flessibilità in uscita e come calcolo dell’assegno

Secondo l’Inps, come confermato durante l’audizione del suo Presidente, Pasquale Tridico alla Camera dei Deputati, occorre abbassare l’età pensionabile. Oggi tale età è fissata a 67 anni. Secondo l’Inps occorre scendere a 62, la stessa età minima di uscita di quota 100.

Pertanto, occorre dotare il sistema di una uscita a 62 anni sempre con 20 anni di contributi come è per la pensione di vecchiaia ordinaria. Una pensione flessibile, con la libera scelta del pensionato su quando lasciare il lavoro a partire dai 62 anni.

Flessibilità che sarebbe un fattore determinante anche per il calcolo della pensione con questa ipotetica nuova misura. Il pensionato potrebbe scegliere tra due distinte vie, in base alle sue esigenze reddituali immediate e future.

Si dovrebbe scegliere tra un calcolo meno vantaggioso nel presente con aumenti una volta arrivati a 67 anni, o fare esattamente il contrario, cioè scegliere di prendere di più subito e meno a 67 anni.

Il calcolo della pensione a 62 anni come proposto dall’Inps

La pensione a 62 anni con almeno 20 anni di contribuzione previdenziale versata sarebbe particolare secondo la proposta dell’Inps. Infatti si fa un netto distinguo tra la parte di pensione calcolata con il sistema retributivo e quella calcolata con il sistema contributivo.

Al lavoratore che sceglie di uscire a 62 anni di età verrebbe concessa la possibilità di sceglier di farsi calcolare l’assegno a 62 anni con il sistema contributivo. In pratica, la pensione verrebbe calcolata interamente sulla parte contributiva della sua carriera lavorativa. L’importo della pensione sarebbe più basso e andrebbe percepito così fino a 67 anni di età.

Una volta raggiunti i 67 anni che sono l’età pensionabile della quiescenza di vecchiaia ordinaria, l’Inps produrrebbe il ricalcolo del rateo di pensione, inserendo anche la parte retributiva mancante a 62 anni.

In pratica si percepirebbe subito un assegno meno congruo in base alla contribuzione accreditata del pensionato, per poi aumentare a partire dai 67 anni di età.

L’altra opzione sarebbe quella di chiedere immediatamente a 62 anni la pensione anche per la parte retributiva, sotto forma di anticipo. Anziché aspettare i 67 anni, la pensione verrebbe calcolata in maniera più favorevole subito. Ma in questa versione, a 67 anni di età, tramite trattenute mensili sulle pensioni future, il pensionato andrebbe a restituire mese per mese l’anticipo ottenuto sul calcolo della quota retributiva.