Autore: Stefano Calicchio

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Pensioni flessibili, doppia ipotesi 62-64 anni come soglia minima e quota 41: venerdì 25/9 il nuovo confronto

La discussione sulla riforma delle pensioni tra governo e sindacati riprende venerdì 25 settembre, quando governo e sindacati tornano a incontrarsi per discutere del post quota 100.

Sulle pensioni si apre una settimana di confronto tra esecutivo e parti sociali. La data da segnare sul calendario è quella del prossimo 25 settembre 2020, quando si terrà il nuovo tavolo tra governo e sindacati per definire l’assetto delle previdenza italiana e per capire in che modo potrà essere modulata la flessibilità in uscita dal lavoro dopo il termine della sperimentazione sulla quota 100. Quest’ultima consente infatti di ottenere l’accesso all’Inps a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti senza penalizzazioni, ma vedrà la propria scadenza naturale il 31 dicembre 2021.

A partire dal 2022 servirà quindi un’alternativa valida ai criteri di pensionamento ordinari previsti con la legge Fornero, in grado di evitare il verificarsi di un vero e proprio scalone per i lavoratori esclusi e allo stesso tempo di mantenere l’equilibrio dei conti pubblici garantendo l’erogazione degli assegni. Lo schema che entrerà in sostituzione della quota 100 apparirà quindi fondamentale per realizzare un cambio di passo che non rappresenti l’ennesimo aggiustamento a termine, come del resto chiedono da tempo i lavoratori dopo l’approvazione della riforma risalente al 2011.

Pensioni flessibili, le ipotesi allo studio: possibile la doppia uscita dai 62 e 64 anni

Rispetto al delicato tema della flessibilità previdenziale le ultime ipotesi di stampa parlano di una doppia ipotesi di uscita a partire dai 62-64 anni di età con 36 - 37 anni di contributi, laddove il primo termine potrebbe essere destinato a chi ha svolto attività gravose o comunque vive situazioni di disagio. Per tutte le altre categorie, la nuova flessibilità potrebbe partire dai 64 anni, insieme a una penalizzazione di circa il 2,5 - 3% l’anno.

In affiancamento sarebbero poi prorogate le altre opzioni di flessibilità pensate in modo specifico per alcune categorie di lavoratori o lavoratrici, come nel caso dell’opzione donna o della quota 41. Quest’ultima potrebbe vedere un allargamento della platea dei potenziali beneficiari attraverso l’estensione dei lavori riconosciuti come gravosi o usuranti, ma i sindacati chiedono che il meccanismo agevolato di quiescenza sia reso disponibile a tutti i precoci che hanno raggiunto il vincolo contributivo, indipendentemente dalla situazione specifica.

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Riforma pensioni: il rilancio della previdenza integrativa

Sullo sfondo resta poi l’idea di rilanciare il secondo pilastro previdenziale, che assumerà gradualmente una funzione di welfare sempre più importante man mano che il sistema passerà completamente al metodo di calcolo contributivo puro. Le parti sociali chiedono da tempo di dare attenzione al settore diminuendo le tasse sul settore e facilitando le iscrizioni dei lavoratori.

È proprio in questo senso che si chiede nel breve termine l’avvio di un nuovo semestre di silenzio assenso per la scelta di destinazione del TFR al fondo pensione di categoria, anche attraverso un nuovo sistema pensato in modo specifico tramite l’avvio di un fondo di garanzia destinato alle piccole e medie imprese. Mentre nel lungo termine si chiedono interventi di sostegno e rilancio al settore. Sulla questione sarà avviato uno specifico tavolo tecnico nelle prossime settimane.

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