Autore: Stefano Calicchio

Ammortizzatori sociali - INPS - Pensione

Pensioni flessibili, attività gravose e tutele per i lavoratori fragili tra i nodi da sciogliere

Dopo l’ultimo confronto sulle pensioni tra ministero del lavoro e organizzazioni sindacali viene rilanciato anche il tema dei lavoratori fragili: maggiori tutele sia per l’APE sociale che per la quota 41.

All’interno degli interventi di riforma del settore previdenziale in previsione di attuazione con la prossima legge di bilancio potrebbero rientrare anche alcune misure in favore dei lavoratori fragili e di coloro che hanno svolto attività gravose. È quanto emerge dal tavolo di confronto tenutosi lo scorso 16 settembre tra governo e sindacati, al quale hanno partecipato i rappresentanti del Ministero de Lavoro e della piattaforma unitaria (Cgil, Cisl e Uil).

Secondo quanto dichiarato dal Segretario Confederale della UIL Domenico Proietti, “l’incontro con il Governo è stato positivo” e “la Ministra Catalfo si è impegnata a prorogare l’APE sociale con un ampliamento della platea dei beneficiari e a prorogare l’opzione donna”. Oltre a ciò, il sindacalista sottolinea anche l’apertura “volta a facilitare l’accesso alla quota 41 per i lavoratori precoci”.

Riforma pensioni: il prossimo 25 settembre il confronto sul post quota 100

Per capire in che modo evolverà la discussione riguardante il post quota 100 bisognerà invece attendere il nuovo confronto, che si realizzerà entro la fine del mese. “Il prossimo 25 settembre il confronto verrà esteso alle misure da mettere in campo per la riforma complessiva del sistema previdenziale” ha quindi precisato il Segretario Confederale della Cisl Ignazio Ganga.

Sul punto arrivano nel frattempo importanti aggiornamenti rispetto alla volontà di portare a scadenza la quota 100 senza operare ulteriori interventi correttivi. “La Ministra ha confermato che quota 100 non verrà toccata fino alla scadenza naturale del 2021, né verranno introdotti meccanismi penalizzanti” prosegue l’esponente della Cisl.

“Sull’Ape sociale il Governo intenderebbe allargare il perimetro di accesso allo strumento ai lavoratori disoccupati non coperti dalla Naspi e ai lavoratori fragili. Nello specifico abbiamo ribadito la necessità di semplificare le procedure di accesso che hanno presentato criticità, in particolare per quanto riguarda l’identificazione dei codici Istat rispetto ai lavori gravosi ed evitare il meccanismo di spesa rigido che di fatto limita gli accessi” ha quindi concluso Ganga.

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Pensioni flessibili: l’attesa per risposte più precise sui nuovi provvedimenti

Rispetto ai nuovi provvedimenti i sindacati attendono ora ulteriori riscontri dai prossimi confronti che si terranno con il governo nelle prossime settimane. Il Segretario Confederale della Cgil Roberto Ghiselli ha spiegato di considerare la disponibilità dimostrata dal Ministero del Lavoro “come un punto di partenza” importante nel quadro di una discussione costruttiva.

Rispetto alle tante tematiche trattate “abbiamo sottolineato la necessità di avere su ogni argomento risposte più precise e abbiamo posto altri temi per noi fondamentali in questa fase, come l’estensione delle mansioni considerate gravose, la modifica dell’isopensione per renderla accessibile ai lavoratori di tutte le imprese e la rivalutazione del reddito dei pensionati”, ha spiegato il sindacalista.

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Le aspettative e le opinioni dei lavoratori sulla riforma del settore

Rispetto alle tematiche trattate durante l’incontro abbiamo raccolto i commenti rilasciati dagli iscritti alla pagina facebook “Riforma pensioni e lavoro”. Roberta auspica una veloce realizzazione delle proposte. “Speriamo che vada in porto perché ho incominciato a lavorare nel 1992 dopo la separazione con due figli piccoli, il padre non ha mai contribuito, ora sono in cassa integrazione senza soldi da marzo e non credo che riprenda il lavoro purtroppo… quindi ci spero: ho 61 anni vorrei, andare in pensione, sono di Roma”.

Antonella sottolinea invece che “per quanto riguarda i lavori gravosi, se si vogliono proteggere categorie con lavori a rischio (specialmente in epoca di coronavirus) basterebbe lasciare il criterio dell’età, senza differenziare all’interno dell’ape sociale! Io ho tra poco 65 anni e 34 anni di servizio... devo arrivare a 36 anni in un periodo in cui, per il lavoro che svolgo, sono una lavoratrice fragile”.

Pina ricorda invece la situazione di molte donne che non riescono ad accedere alla pensione per via dei requisiti contributivi. “Ho quasi 64 anni di età con 26/27 anni di contributi, da 5 anni faccio la badante giorno è notte: come si può fare questo lavoro massacrante fino a 67 anni, qualcuno me lo può spiegare?” domanda la lavoratrice, attendendo una risposta con i nuovi interventi di riforma del settore.